Niente contributo al mantenimento autonomo nei confronti dell'ex moglie, che ora dovrà restituire l'assegno percepito da settembre 2016, data in cui è stato depositato il ricorso di primo grado. A sentenziarlo è la Corte d'Appello di Roma, sezione della persona e della famiglia, con una pronuncia simile a quella del più noto divorzio Berlusconi-Lario. I due stavolta sono di Fondi. A seguito della separazione consensuale, l'uomo, come concordato, era stato chiamato a versare 1.600 euro mensili nei confronti dell'ex moglie e del figlio. A distanza di qualche tempo, l'uomo ha fatto istanza al Tribunale chiedendo che non fosse riconosciuta alcuna somma in favore del coniuge, visto che le sue condizioni economiche erano peggiorate mentre quelle della donna, a suo dire, sarebbero invece migliorate. Il presidente, sentite le parti, ha rideterminato il contributo in favore di quest'ultima.
Contro tale decisione, l'uomo, assistito dall'avvocato Francesco Di Ciollo, ha deciso di rivolgersi alla Corte d'Appello di Roma. E il reclamo è stato accolto e ritenuto fondato. La donna, che all'epoca della separazione non lavorava, attualmente percepisce uno stipendio. «La reclamata - scrivono i giudici - in realtà gode di un reddito che le consente di vivere autonomamente in modo del tutto dignitoso, situazione ben diversa da quella sussistente all'epoca della separazione». Revocato dunque il contributo al mantenimento in favore della donna, con decorrenza - così nel provvedimento - dal deposito del ricorso di primo grado.