Giovanni Caboto osserva severo la sua magnifica città e non immagina che tra qualche giorno sul lungomare che porta il suo nome prenderà vita una storia di mare così diversa da quella fantastica avventura che portò lui per mare fino a scoprire il Canada. No, il barbuto navigatore, poi eroe, non sa che sta per prendere vita una sfilata di Carnevale che annovera tra i carri allegorici anche un barcone che affonda, attorno al quale ci sono molti migranti, alcuni dei quali vestiti da diavoli e uno in particolare che esclama "Chi diavolo comanda" ? Se era una frase satirica e critica verso la politica del governo sull'immigrazione e in specie sui migranti richiedenti asilo è venuta malissimo agli ideatori. Da quando è apparsa la locandina della sfilata è iniziata anche una contestazione sul web per l'accenno un palesemente razzista, e comunque fuori luogo, del carro allegorico. Dal canto suo il delegato ai grandi eventi, Diego Santoro, presenta il Carnevale di Gaeta come un'altra iniziativa ben riuscita ai fini della promozione turistica, che segue di poco il successo delle luminarie di Natale. La buona fede del delegato e degli ideatori del carro, però, non convince tutti. E comunque la locandina dell'evento, purtroppo, non lascia spazio alle interpretazioni: è un'immagine che punta quasi tutto su un messaggio politico che associa l'arrivo dei migranti con i barconi lungo le coste del sud all'idea di un assalto indiavolato che, per di più, approfitta dell'assenza di un governo del caos. L'uomo di mare Caboto non avrebbe apprezzato e forse neppure capito. In fondo pure lui fece un bell'assalto alla terra sconosciuta. E diventò famoso.