Tutto è cominciato quando il personale di vigilanza dell'Eni Spa, mediante dei controlli manuali, aveva rilevato l'esistenza di un allaccio abusivo all'oleodotto Gaeta-Pomezia. Un collegamento, quello scoperto sulla rete di distribuzione di carburante dell'azienda multinazionale, che ha subito fatto scattare l'allarme e il conseguente intervento dei carabinieri su stessa richiesta del personale di sorveglianza dell'Eni.
A quel punto i militari dell'Arma del Nucleo investigativo provinciale,coadiuvati dai colleghi del Reparto territoriale di Aprilia, sono passati all'azione venerdì concretizzando un'operazione che non può non essere definita brillante.
I carabinieri hanno infatti individuato in breve tempo un capannone industriale privato in via Pontina Vecchia - risultato di proprietà di un imprenditore e dato in affitto a persone che sono ancora in corso di identificazione - in cui finiva uno dei grossi tubo che si utilizzano per il prelievo di carburante. All'interno della struttura i militari dell'Arma hanno anche trovato un rimorchio cisterna privo di targa e di numero di telaio e diversa attrezzatura: un materasso gonfiabile di plastica, tubi e raccordi che costituivano un sofisticato sistema di aspirazione e conservazione del liquido asportato, un sistema di videosorveglianza con registrazione da postazione remota e una cisterna contenente, complessivamente, 36mila litri di carbolubrificante di vario tipo asportati dall'oleodotto dell'Eni.