L'indagine
22.03.2018 - 09:58
Dieci giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Ximena Garcia sulle rive del lago di Nemi, la morte della 32enne di origini argentine resta avvolta nel mistero. Un mistero sul quale neanche l'autopsia eseguita da un'equipe di esperti su quel corpo rimasto in acqua per 40 giorni è riuscita a far luce. Forse proprio per questo il Nucleo dei sommozzatori dei carabinieri di Roma, da martedì e per tutta la giornata di ieri, sono tornati a scandagliare i fondali del lago di Nemi, cercando nelle gelide acque lacustri elementi utili a dissipare la nebbia che ammanta le ultime ore di vita della 32enne di Campoleone Lanuvio. Sulle indagini, coordinate dalla Procura di Velletri e portate avanti dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Frascati e dalla compagnia di Velletri vige il massimo riserbo. I sommozzatori hanno perlustrato tutta la superficie del lago e le immersioni, iniziate all'alba di martedì, sono proseguite per l'intera giornata di ieri, a caccia di indizi utili a chiarire gli aspetti ancora nebulosi della vicenda. I militari stavano cercando l'arma del delitto? Oppure gli effetti personali che la stando alle testimonianze del marito erano stati portati via prima della scomparsa senza mai essere ritrovati? Interrogativi che al momento restano senza risposta. Gli uomini dell'arma non lasciano trapelare alcuna indiscrezione a conferma delle ipotesi avanzate.
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