«Crediamo anche noi al vecchio detto ‘tutti siamo necessari ma nessuno è indispensabile', ma a tutela delle nostre persone abbiamo l'obbligo di ristabilire la verità».

Si apre così l'ultima nota inviata alla stampa dagli assessori dimissionari del Comune di Nettuno, ossia Daniele Mancini (che era anche vice sindaco), Guido Fiorillo, Stefano Pompozzi, Simona Sanetti e Nanda Salvatori. In particolare, il quintetto ha voluto raccontare la propria versione della crisi politica nettunese, mettendo in evidenza come il sindaco Angelo Casto - leader locale del MoVimento 5 Stelle, fosse a conoscenza della loro intenzione di rimettere le deleghe nelle sue mani (evitando, all'epoca, le dimissioni). E tale circostanza non la aveva appresa dalla stampa, come da lui dichiarato, ma dalle chat di WhatsApp.

Ebbene sì: oggi, nell'era pentastellata, prima che nelle riunioni fisiche la crisi politica si apre sui sistemi di messaggistica istantanea.

Andiamo, però, con ordine. «Abbiamo appreso, qualcuno di noi, la scorsa settimana dell'esistenza di un documento di sfiducia di tre assessori da parte di dieci consiglieri comunali; notizia fornitaci dal sindaco (e non a tutti). Perché sia chiaro - si legge nella nota - la riunione del mercoledì richiesta, ma non convocata, da Mancini, era di natura operativa avente a oggetto problematiche del cimitero (non per esaminare vicende politiche) ed era stata, come per prassi, chiesta nella chat dove il sindaco è presente». 

Poi ecco il primo esempio di dibattito virtuale: «Mercoledì stesso l'avvocato Salvatori comunicava a tutti: "Prima di scrivere questo messaggio ho riflettuto a lungo. Quello che sta succedendo in questi giorni non mi piace. Fino a oggi abbiamo agito sempre alla luce del sole, abbiamo discusso, a volte anche con toni aspri, che sinceramente non condivido, però siamo stati sempre leali gli uni con gli altri. Domani si approva il bilancio e credo che ora sia questa la priorità assoluta per non vanificare il lavoro fatto in questi due anni. Subito dopo vi chiedo di sederci intorno a un tavolo guardandoci negli occhi così da decidere se e come vogliamo proseguire questo percorso, naturalmente nel rispetto di quelle sono le prerogative di ognuno di noi…in primis del sindaco": messaggio rimasto inevaso dal sindaco» hanno evidenziato ancora gli assessori.

Poi, ecco una news dal sapore quasi clamoroso, visto l'evolversi della crisi che, forse, leggendo fra le righe della nota dei dimissionari, poteva essere evitata grazie proprio al vice sindaco Mancini: «Due di noi giovedì mattina (il 15 marzo) (Salvatori e Fiorillo) hanno invitato l'architetto Pompozzi e l'avvocato Sanetti a un colloquio sui rapporti personali conseguenti la richiesta dei consiglieri. Dopo aver discusso e deciso una linea comune abbiamo chiamato Mancini che ci ha raggiunto e immediatamente, a tutti, ha detto che avrebbe rassegnato le sue dimissioni per far sì che cessasse la "bufera"; abbiamo, invece comunicato a lui che avrebbe dovuto fare un passo indietro rispetto alla visibilità locale perché sapevamo, in quanto richiesto alla Nanda Salvatori, la disponibilità ad assumere l'incarico di vice sindaco. Siamo stati sollecitati, al tempo, dal sindaco a una riunione dove siamo giunti e prima che il sindaco esponesse il proprio agire gli è stato detto che Mancini era disponibile a un passo indietro (era il giorno del Consiglio comunale) e che il vero problema del giorno era il numero legale del Consiglio comunale di approvazione del bilancio che sapevamo non esserci per pretesti o assenze non comunicate, se non nell'imminenza, da parte di alcuni consiglieri. Dopo una discussione anche dura trovammo la quadra su tutto ed anche il sindaco concordava che la mossa dei consiglieri, comprese le assenze in Consiglio, erano inaccettabili e saremmo dovuti andare avanti contro tutto e tutti per il bene della città. Siamo scesi in Consiglio comunale (qualcuno ha anche commentato la diversa tempistica senza che ve ne fosse ragione alcuna) e ci si è appalesata una obiettiva situazione di difficoltà nel numero legale. Poco prima della votazione l'opposizione ha iniziato ad uscire lentamente ma inesorabilmente e a un certo punto il Consigliere Monti è uscito facendo s ìche la votazione potesse avvenire solo per la presenza di un consigliere dell'opposizione. Finito il Consiglio il sindaco ha di propria mano scritto la richiesta allo staff del M5S di adottare provvedimenti a carico del Monti e al tempo ai consiglieri dichiarò che per lui il Monti non era più parte della maggioranza. Il giovedì è terminato con una goliardica e sorridente serata tra tutti noi compreso il sindaco. Il venerdì mattina le cose erano di nuovo cambiate non senza il nostro stupore. Abbiamo atteso sviluppi che non sono pervenuti; abbiamo richiesto una riunione chiarificatoria con tutti i consiglieri, ma al contrario abbiamo sentito anomale vicinanze: sabato ci siamo riuniti. Come è stato scritto al sindaco in una mail personale Mancini è venuto con le dimissioni in mano dicendoci che la città non poteva permettersi anomalie e che avremmo dovuto continuare lasciando al sindaco la nomina di altro assessore. Sia Salvatori che Fiorillo hanno negato la cosa cui si sono aggiunti gli altri due assessori. Abbiamo quindi deciso di smettere di essere il "giocattolo" nelle mani di un modus operandi che ci stava travolgendo e abbiamo inviato il sindaco un nostro scritto comune poi diffuso alla stampa».

Ed ecco il ritorno di WhatsApp: «Lo scritto era accompagnato dal seguente messaggio: [13:13, 17/3/2018] Nanda Salvatori : Angelo questa è la nostra posizione sui fatti accaduti…l'abbiamo maturata in ore di confronto e con non poca sofferenza rimettiamo a te ogni decisione che rispetteremo come abbiamo sempre fatto sino ad oggi. [13:13, 17/3/2018] Casto: Ok grazie [13:14, 17/3/2018] Casto: Quindi siete tutti pronti a dimettervi? [13:14, 17/3/2018] Nanda Salvatori: No il nostro mandato è nelle tue mani la decisione è tua».

Insomma, a detta dei cinque assessori, WhatsApp alla mano, Casto era stato informato di quanto stava per accadere: «La posizione espressa altro non era che il ribadire quanto esposto nella riunione di giovedì prima del Consiglio comunale; era un porre il sindaco nel libero agire e tirarlo fuori da ciò che ritenevamo una prova di forza ai suoi danni da una parte dei consiglieri comunali. Il sindaco senza altro dire ha accettato le nostre dimissioni non date di fatto prendendo una posizione chiara e risolutoria di ogni rapporto. Doverosamente ma con amarezza, ognuno per motivi anche diversi, senza nulla replicare e da persone libere abbiamo inviato le nostre dimissioni: prova della fedeltà a chi ci aveva nominato».

E chissà che, la prossima volta, la crisi politica non venga anche trasmessa in diretta streaming su Facebook...