Non era una casa normale quella di via dei Sabini sgomberata giovedì con un blitz congiunto delle forze dell'ordine, occupata fino a quel giorno da una famiglia Ciarelli-Di Silvio nonostante la confisca fosse definitiva ormai dal 2013. E non ci riferiamo al fatto che fosse adornata di statue dorate, una consuetudine dettata dalla cultura dell'ostentazione tipica delle famiglie rom, quanto al fatto che fosse strutturata come una roccarforte in grado non solo di ospitare affari illeciti e custodire un tesoro, ma anche evitare i controlli delle forze dell'ordine in maniera bene organizzata. La prima cosa che risalta a un occhio attento, imboccando la traversa senza uscita di via dei Cappuccini, è la telecamera puntata sull'ingresso della strada. Un potente occhio elettronico installato sul comignolo, proprio sulla sommità della villetta. Una posizione strategica per uno degli strumenti di "difesa" preferiti non solo dai rom, ma proprio da tutti coloro che hanno a che fare con affari sporchi. Il particolare che denota una strategia ben pianificata per evitare visite sgradite, riguarda la porta blindata all'ingresso della casa: la serratura installata dalle famiglie che l'hanno abitata non permetteva che venisse chiusa dall'esterno. La chiave poteva essere girata solo da dentro e questo vuol dire che l'abitazione non veniva mai lasciata incustodita per nessuna ragione. Il motivo di tanta attenzione alla sicurezza della casa di via dei Sabini, forse, va ricercata in quello che la villetta custodiva, probabilmente la stessa ragione per cui i rom, poche ore dopo lo sgombero, sono tornati per recuperare quello che all'interno era stato nascosto, ovviamente violando i sigilli. Nella più semplice delle ipotesi soldi o gioielli di cui non poteva essere giustificato il possesso, nella peggiore armi o stupefacenti. Se non avevano recuperato quel "tesoro" nascosto prima, forse vuol dire che temevano di essere controllati o semplicemente non si aspettavano di essere sbattuti fuori da un momento all'altro. L'intimazione di sfratto risale infatti al 2014 e da allora lo Stato aveva recuperato solo due delle numerose proprietà sottratte, alle famiglie di Pantanaccio e Campo Boario, durante le indagini sull'alleanza che aveva scatenato la guerra criminale per fronteggiare la loro concorrenza. Intanto procedono serrate le indagini della Polizia sull'irruzione che Ciarelli e Di Silvio hanno compiuto nella casa lo stesso giorno dello sgombero. Gli investigatori stanno stringendo il cerchio su coloro che materialmente si sono introdotti nella proprietà e hanno smontato il forno della cucina nel piano interrato per smurare la cassaforte nascosta sotto.