La Corte di Cassazione, con una sentenza pubblicata nelle scorse ore, ha annullato l'ordinanza del 14 dicembre 2017 del Tribunale del Riesame di Roma - limitatamente alle esigenze cautelari -, attraverso la quale veniva confermato l'arresto dell'ex assessore Patrizio Placidi, messo a punto il 4 dicembre dell'anno scorso dalla Guardia di finanza di Anzio nell'ambito dell'operazione "Evergreen" legata a una presunta corruzione negli appalti pubblici dell'area Ambiente del Comune.

In particolare, i supremi giudici hanno accolto il ricorso dell'avvocato di fiducia di Placidi - che contestava anche i gravi indizi di colpevolezza ipotizzati dal gip di Velletri, senza però trovare i favori della Corte -, sostenendo come non sia più sussistente il pericolo di reiterazione del reato visto che l'ex assessore non fa più parte dell'amministrazione anziate.

Nello specifico, il Riesame aveva sottolineato come, trattandosi di un territorio ristretto come quello di Anzio, «la figura politica di Placidi - si legge in sentenza - e la sua stringente rete relazionale, sia in ambito amministrativo che imprenditoriale, consentirebbero al medesimo di replicare agevolmente contegni delittuosi della stessa specie». La Cassazione ha nettamente smentito questa affermazione, soprattutto alla luce del fatto che - dall'ottobre 2017 - Placidi non fa più parte della Giunta comunale. E proprio la Cassazione, in passato, ha chiarito che le dimissioni o la decandeza dagli incarichi degli indagati, seppur non in via automatica, debbano portare i giudici a riflettere sulla mutata veste soggettiva.

«Il Tribunale capitolino - si legge ancora nella sentenza della Cassazione - ha, in particolare, omesso di verificare l'idoneità di misure di natura non detentiva, anche interdittive, a porre argine al 'flusso relazionale', in ambito amministrativo e imprenditoriale, che rese possibile il realizzarsi delle condotte criminose e, dunque, fare fronte ai rilevati pericula libertatis, in linea con le chiare indicazioni del Codice, nel segno della 'individualizzazione' del trattamento cautelare e dell'adozione di una misura che realizzi il 'minor sacrificio necessario' della libertà personale».

Ora, dunque, il Tribunale del Riesame di Roma dovrà nuovamente esaminare la vicenda.