Lo scaricabarile è quasi un costume nazionale. Ma sta diventando un paradosso nella vicenda dei chioschi nel tratto tra Capo Portiere e Foceverde da tre anni spariti dai radar dello sviluppo del litorale dopo che nel 2015 era scaduto il vecchio bando. Se nell'estate 2015, l'ultima prima della scadenza delle vecchie concessioni, i chioschi furono montati dal primo maggio e in alcuni casi, per l'elioterapia, anche prima, oggi al posto di strutture e servizi, c'è ancora una lunga striscia di litorale vuota. Una vicenda tortuosa emblematica di una difficoltà dei meccanismi amministrativi di questa città a rendere le cose semplici a chi investe e produce. In questo caso imprenditori e giovani professionisti che hanno speso tempo e denaro per un'attività sul lungomare frustrata da 36 mesi di assenze, rimpalli e ostacoli. Dopo i ritardi e i pasticci di un bando tutt'altro che "facilitatore" gli operatori stanno ancora combattendo dopo aver già raccolto i vari pareri necessari al nulla osta, l'incidenza ambientale, il parere doganale, quello paesaggistico. Ora, dopo la sospirata istanza all'ente parco ottenuta con la delibera di indirizzo che va riconoscendo la tipologia costruttiva e le dimensioni dei chioschi conformi alle normative vigenti, il permesso a costruire è ancora bloccato all'ufficio Suap. E' infatti lo sportello unico delle attività produttive secondo il bando, a dover fare le procedure previste per quella che è una concessione di suolo pubblico, sì in area demaniale ma che tale resta.