Quanto accaduto a Cisterna non è da addebitare a una banda di improvvisati assalitori.  Dalle poche informazioni utili per ricostruire l'accaduto, sembra abbastanza chiara la premeditazione dell'intimidazione. Per il resto, l'indagine sulla successiva fuga degli autori del messaggio di fuoco al maresciallo dei carabinieri prosegue senza molte tracce, visto che non sarebbero stati rinvenuti bossoli, e altri indizi sull'auto usata, proprio perché data alle fiamme.
Ora ci si chiede: è l'Arma ad essere finita nel mirino di qualcuno oppure è un singolo membro ad essere stato preso di mira? Questo è uno dei primi nodi da sciogliere nell'indagine avviata dal tenente colonnello del reparto territoriale di Aprilia, Riccardo Barbera, insieme al comandante della stazione di Cisterna Giovanni Santoro.


Al momento non si può escludere nessuna pista e questo signiofica che si stanno battendo tutte le strade. Dal comando provinciale di Latina, diretto dal colonnello Gabriele Vitagliano, e dal capo ufficio comando, il tenente colonnello Pietro Dimiccoli, trapela poco o nulla. Una cosa è certa: si stanno analizzando le attività di indagine operate di recente dalla stazione di Cisterna nel tentativo di trovare qualche traccia che possa essere collegare all'episodio. Gli inquirenti ipotizzano, infatti, che dietro questo gesto possano nascondersi malviventi infastiditi dall'attività condotta dai militari del posto. Come, ad esempio, le numerose operazioni antidroga. Già in passato i carabinieri della zona, in prima linea nel contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, subirono attentati simili.