Restituzione del patrimonio confiscato e revoca della misura della sorveglianza speciale. Questa la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Roma nei confronti di Edoardo Marano, napoletano d'origine ma da anni ormai residente a Terracina insieme con la moglie Patrizia Licciardi, entrambi ritenuti affiliati all'omonimo clan che opera a Secondigliano. La confisca era avvenuta lo scorso anno: un immobile a Terracina, altri a Napoli econti correnti, poi restituiti, con un provvedimento di sorveglianza speciale e obbligo di soggiorno per tre anni a Terracina. Tutto revocato, grazie all'appello presentato dall'avvocato Giuseppe Lauretti, che per la prima volta ha sollevato davanti alla Corte la questione dell'incompetenza territoriale. In altre parole, come poi riconoscerà il collegio, Marano è stato sottoposto alle misure di sorveglianza e di confisca del patrimonio per una pericolosità sociale legata ad azioni accadute soprattutto a Napoli. La sua residenza per un tempo circoscritto a Terracina, non cambia il fatto che, come dimostrano moltissime pronunce di giurisprudenza menzionate dalla difesa, non doveva essere il tribunale di Latina, chiamato a disporre le misure, ad intervenire bensì quello di Napoli. E' lì, a Napoli, nel contesto di un clan camorristico come quello dei Licciardi, che Marano si è mostrato persona socialmente pericolosa. I magistrati pontini, sono incompetenti per territorio. Un cavillo, dunque, grazie al quale l'ingente patrimonio confiscsato in primo grado è stato restituito e, come richiesto dall'avvocato Lauretti, la misura di sorveglianza speciale, revocata.