Da una trentina d'anni Sabina De Rosa è assegnataria di una casa popolare con un canone mensile irrisorio di appena otto euro e qualche spicciolo. Ma in tutti questi anni, sebbene fosse radicalmente mutata la condizione economica della sua famiglia elevata a clan, non solo ha continuato a beneficiare di un alloggio pubblico, ma non ha mai versato neppure un euro nelle casse dell'Ater. Un mese dopo l'altro, è riuscita ad accumulare un debito di quasi quattromila euro, uno sproposito se si considera appunto la portata del contributo che le venne imposto in base alle condizioni di indigenza dichiarate quando le fu assegnato l'appartamento di via Corridoni.
Questo è il quadro che emerge dagli accertamenti che la Squadra Mobile ha compiuto in questi giorni, una volta chiuso il capitolo arresti. Gli investigatori del vicequestore Carmine Mosca stanno compiendo infatti una ricognizione del patrimonio immobiliare di Armando Lallà Di Silvio e "soci", comprese le case popolari di cui gli appartenenti al clan potevano beneficiare con assegnazione più o meno regolare.


L'anomalia più evidente riguarda appunto l'alloggio pubblico assegnato alla moglie del boss. All'epoca forse le condizioni c'erano pure, perché alcune delle famiglie di Campo Boario venivano considerate svantaggiate, ma dopo qualche anno Lallà e famiglia si erano trasferiti nell'abitazione all'angolo tra via Coriolano e via Muzio Scevola dove abitano tuttora, pur mantenendo l'assegnazione dell'alloggio originale nel quartiere popolare "Nicolosi".
Dopo tutti questi anni non è di certo un lavoro semplice l'accertamento delle responsabilità nella mancata verifica sul possesso della casa e le condizioni di chi la abitava, ma resta il fatto che, nonostante lo stato di indigenza dichiarato, la famiglia di Sabina conduceva una vita ben al di sopra della soglia di povertà. Tra l'altro permettendosi il lusso di evitare il pagamento del contributo mensile senza rischiare lo sfratto.
Certo, parliamo di un vecchio immobile di fondazione, ma l'emergenza casa coinvolge sempre più famiglie con problemi economici veri. Così quando i figli di Armando e Sabina sono cresciuti e hanno voluto lasciare la casa dei genitori per mettere su famiglia, l'alloggio popolare di via Corridoni è tornata utile per ospitare Samuele che proprio in quell'appartamento è stato arrestato martedì mattina.