Desolante. Così appariva ieri pomeriggio il parco dell'antica Via Recta, ossia l'area archeologica che dal 2002 è fruibile lungo la strada che attraversa la pineta della Campana, collegando i territori periferici di Nettuno e Aprilia.

Ogni angolo del sito storico-archeologico è infatti abbandonato al suo destino, con i lastroni in pietra della vecchia strada realizzata dai romani che, per la gran parte, sono ricoperti da terra ed erbe infestanti, in alcuni punti alte anche quasi mezzo metro.

Preoccupante, poi, lo stato degli arredi: le recinzioni della pineta appaiono fatiscenti, così come alcune staccionate sono ormai un ricordo lontano. Stesso discorso per i muretti, in parte danneggiati e in parte privati dei mattoni in cotto che li ricoprivano, forse portati via da qualche persona ignota che, probabilmente, ha voluto utilizzare un bene pubblico in altre maniere.

Insomma, un vero peccato, visto che il sito archeologico potrebbe essere un volano turistico per la città dedicata al dio pagano del mare.

Tra l'altro, passeggiando nella zona a ridosso della pineta non mancano dei piccoli rifiuti, in parte lasciati nelle cunette e in parte nella vegetazione.

In passato, alcuni volontari e associazioni avevano chiesto e ottenuto il permesso dal Comune per bonificare l'area e riportarla ai fasti dei primi tempi successivi all'inaugurazione.

Ogni anno, però, lo scenario di degrado si ripete e, anche da queste pagine, non ci siamo mai stancati di evidenziare come sarebbe - anche oggi - necessario un deciso intervento delle istituzioni al fine di gestire nel migliore dei modi questo parco archeologico.

Tra l'altro, potrebbe non essere esclusa l'ipotesi di un possibile ampliamento dell'area di pregio, visto che il selciato romano è presente anche oltre la parte riportata alla luce più di quindici anni fa.

Chissà, dunque, quale sarà il futuro: magari la prossima amministrazione comunale prenderà a cuore la situazione e farà diventare questa zona un fiore all'occhiello dell'intera città.

O forse torneremo a parlare ancora una volta di tanto, troppo degrado.