Canoni demaniali non pagati dal 2011, non ottemperanza a un'ordinanza di demolizione, abusivismo edilizio - con tanto di piscina, veranda e bagno turco realizzati praticamente sulla spiaggia - e mancato rispetto degli obblighi assunti con l'ente.

Sono questi alcuni dei motivi che hanno portato il dirigente del settore Lavori pubblici e urbanistica del Comune di Pomezia - Renato Curci - a dichiarare decaduta la concessione demaniale risalente al 2005 assegnata a una ditta e riguardante l'area dell'ex albergo di piazza Ungheria, da tutti conosciuto come l'ecomostro di Torvajanica.

In particolare, dopo il preavviso di decadenza risalente al 7 giugno dell'anno scorso, il Comune ha deciso di revocare la concessione, anche in virtù del fatto che la società - o chi per essa, visto che, consultando la banca dati dell'Agenzia delle Entrate, la partita Iva della ditta risulta chiusa il 16 settembre 2005 - non ha presentato alcuna controdeduzione.

Come accennato poco sopra, l'aspetto più eclatante di questa decadenza riguarda gli abusi edilizi vista mare: durante i lavori di ristrutturazione dell'ex albergo Miramare (conosciuto anche come "ex Biagio"), infatti, erano iniziati degli interventi assolutamente non autorizzati. Stiamo parlando di "superfetazioni" delle strutture presenti sulla spiaggia: nello specifico, su un'area di ottocento metri quadrati (oggetto della concessione, ndr) che doveva essere destinata esclusivamente a veranda e a una zona per posizionare tavoli e sedie, si stavano costruendo una piscina termale di forma irregolare grande circa 150 metri quadrati - tra l'altro parzialmente coperta da una struttura di 159 metri quadrati -, un bagno turco, un locale interrato e le relative scale di accesso a quest'ultimo.

Per tutti questi abusi, il 6 agosto 2009 era stata emessa un'ordinanza di demolizione, mai eseguita anche a causa delle vicende relative alla proprietà dello stabile (passato a una società con nome diverso, ndr), cui non sono mancate criticità dovute alle procedure fallimentari.
In questo quadro, «emerge - si legge nella determina dirigenziale - come la concessionaria abbia alterato, senza alcuna autorizzazione, lo stato dei luoghi per come dedotti nel titolo concessorio».

In più, come abbiamo accennato in apertura, un altro fattore che ha portato alla decadenza della concessione è quello legato al mancato versamento, nelle casse dell'Erario, dei canoni demaniali marittimi per gli anni compresi fra il 2011 e il 2016. Si parla di un importo complessivo di 8.533,72 euro, che non è mai transitato nei conti comunali.