E' da un telefono cellulare introdotto in carcere e in uso al figlio di uno degli indagati Mirko Ranieri (non arrestato in questa operazione)  che arriva una indicazione sul progetto di rapinare una banca ai Castello Romani. Gli investigatori ascoltano una conversazione e il tenore di quella telefonata porta ad ipotizzare un piano: una rapina in banca. Non è un caso che i detective si mettono sulle tracce di due auto ritenute sospette che girano tra Pomezia e Marino dove vengono bloccati da polizia e carabinieri prima di entrare in azione in una banca. In quella circostanza finiscono in manette Marco Ranieri, Cristian Caloroso e Vito Franceschetti, quest'ultimo di Pomezia. I tre uomini quel giorno si erano dati prima un appuntamento a Pomezia a bordo di una Bmw ed erano andati davanti l'istituto di credito per un sopralluogo, poi si erano divisi fino a quando pochi istanti prima della rapina non sono intervenuti polizia gli uomini della squadra mobile di Latina e i carabinieri del Nucleo operativo di Latina e li hanno bloccati, sequestrando taglierini, guanti in lattice, la riproduzione di una bomba a mano e poi anche altro materiale.