Al secondo giorni di scavi, la pala meccanica dei vigili del fuoco del Comando provinciale di Latina, che sta coadiuvando il Nipaf a Sezze Scalo, ha trovato ciò che era stato segnalato dal geo magnetometro dell'Ingv. Le operazioni coordinate dal sostituto procuratore Valerio De Luca sono riprese ieri mattina alle 9, sotto lo sguardo dei militari del Nipaf di Latina, coadiuvati dai colleghi della Stazione forestale di Sezze, vigili del fuoco e personale di Arpa Lazio di Latina. Lo scavo ha riguardato la seconda porzione di terreno segnalata nell'esposto prodotto da un privato cittadino nel 2017, situato in territorio di Sezze, località Sezze Scalo, via Cona del Pozzo. Si tratta nello specifico di terreni in uso a una ditta attiva da anni sul territorio: il perimetro era stato sigillato dagli stessi militari della Stazione forestale di Sezze lo scorso mese di giugno e poi sottoposta a esame strumentale mediante l'ausilio di un magnetometro in uso all'Istituto nazionale di geologia e vulcanologia. Proprio il geomagnetometro aveva evidenziato la presenza nel sottosuolo di materiale dalla risonanza differente rispetto a quella del normale terreno e sassi. Questo ha dato il via all'indagine che ha portato a scoprire un appezzamento di terreno di circa 400 metri quadrati dove sono stati interrati rifiuti tra cui calcinacci, teli in plastica, pneumatici, pezzi di ferro e pezzi di eternit, oltre ad altre tipologie di rifiuto riconducibili all'attività di bulloneria della ditta proprietaria dei terreni. Non solo: durante gli scavi gli operatori presenti hanno avvertito distintamente puzza di idrocarburi. La presenza è stata confermata dal colore e dall'odore del terreno smosso. L'area in questione verrà per sottoposta a campionamento al fine di verificare se si tratta di un sito contaminato. Per questo motivo, l'intera area perimetrata è stata sottoposta a sequestro giudiziario mentre i campioni prelevati sono stati inviati ai laboratori dell'Arpa Lazio che li analizzerà per stabilire le sostanze e in che misura siano presenti. L'esposto parlava di bidoni e cisterne di olii esausti e materiale altamente inquinante come garia, tellus, emulsionabile, acidi, fibra di ceramica, amianto, nitrito di sodio e altri componenti comunque dannosi.