«Posso riferire sulla compravendita di voti per le elezioni 2013 in favore di Maietta», dice Renato Pugliese ai pubblici ministeri Barbara Zuin e Claudio De Lazzaro nel corso dell'interrogatorio sostenuto il 28 dicembre 2016 presso la casa circondariale di Rebibbia a Roma.
Da allora sono trascorsi due anni, ed è scontato che il 31enne inserito in un programma di collaborazione con la giustizia abbia avuto tutto il tempo di esternare le informazioni in suo possesso sul conto dell'ex parlamentare pontino. Peraltro, Pasquale Maietta è sempre stato amico inseparabile del padre di Renato Pugliese, Costantino «Cha Cha» Di Silvio, amicizia che era valsa allo stesso Maietta l'iscrizione nel fascicolo dell'inchiesta Don't touch, perché ritenuto mandante di una minaccia rivolta dallo stesso Di Silvio ad un giovane che aveva sottolineato sul proprio profilo Facebook l'insolito legame tra un parlamentare e un pregiudicato di famiglia rom.
Dunque è verosimile ritenere che negli ultimi anni il giovane e turbolento pentito «figlio d'arte» abbia potuto apprendere molte cose nell'ambiente criminale che frequentava, e al contempo anche direttamente dalla voce del padre, a sua volta riconosciuto come persona da rispettare nell'universo della malavita del capoluogo pontino.
Ecco dunque spiegato come Renato Pugliese abbia potuto raccontare non soltanto della campagna elettorale sostenuta da Maietta per la sua corsa verso il Parlamento, ma forse anche le circostanze e le modalità con cui il commercialista pontino era riuscito a farsi largo tra i pretendenti al seggio alla Camera dei Deputati che si contendevano il posto nel collegio Roma-Latina.
Da lì alle frequentazioni quotidiane del parlamentare e all'organizzazione della tifoseria del Latina Calcio di cui era Presidente, alla gestione dei fondi destinati al club calcistico e ai rapporti con la corte di uomini di fiducia di cui Maietta si era circondato, il passo deve essere stato breve. Il resoconto diffuso e dettagliato della saga di Maietta è venuto fuori dalla voce di Pugliese quasi a memoria. Così come a memoria le stesse circostanze e gli stessi personaggi sono stati tratteggiati dall'inseparabile amico di Renato Pugliese, Agostino Riccardo, anche lui passato allo status di collaboratore di giustizia.
«Venivo pagato 250 euro a settimana da Fabrizio Colletti e Paola Cavicchi per garantire l'incolumità di Colletti» ha spiegato Riccardo ai magistrati della Dda, sottolineando di aver avuto una frequentazione pressoché quotidiana con i «cavallini» di Maietta, cioè i vari personaggi, oggi imputati insieme all'ex parlamentare, che lo coadiuvavano nella gestione degli affari del Latina Calcio, nella gestione del sistema di cooperative da cui veniva fuori una quantità consistente di fondi neri che poi venivano utilizzati per finanziare il club calcistico oppure venivano depositati in conti correnti in Svizzera. «I giocatori si lamentavano che il denaro nero pattuito non veniva mai pagato - spiega Agostino Riccardo ai pm - Maietta e la Cavicchi litigarono perché lui in tre o quattro anni non ci aveva mai rimesso denaro, mentre la Cavicchi ci perse 5 o 6 milioni di euro. Poi subentrò Antonio Aprile, che non godeva della stima di Maietta, ma che serviva per una fidejussione».
Questo è un resoconto recentissimo, fatto il 10 ottobre scorso, pronto per essere catapultato nella prima udienza utile del processo che prenderà il via dopodomani, processo nel quale saranno chiamati a testimoniare in aula anche Renato Pugliese e Agostino Riccardo.