La memoria, la forza, le radici. Gli anelli che disegnano un tempo che scorre, che può essere interrotto ma mai fermato. Eccoli, i pini caduti a Terracina il 29 ottobre scorso a causa dello spaventoso tornado. Quelli che hanno devastato viale della Vittoria. Possono rinascere, essere ancora tra la gente, secondo Francesca Marchini, giovane architetto originario di Terracina ma che ormai vive e lavora a Boston. Il suo appello «Restituite i tronchi a Terracina», comparso sul suo profilo facebook subito dopo la tempesta, in pochi giorni ha ottenuto grande adesione da una città colpita al cuore.

Tanto che Francesca sarà a Terracina il 12 novembre a presentare la sua proposta durante la commedia «Iju restregnemente - Noi ci siamo Terracina», uno degli eventi di solidarietà organizzati dai cittadini.
E' stata proprio la reazione immediata dei suoi concittadini, osservati a migliaia di chilometri di distanza, a far scattare in Francesca la voglia di fare qualcosa.

«Dove vivo attualmente, questi mostri che siano fatti di neve, acqua o vento, vengono sempre anticipati giorni prima da un nome. Forse per indebolirli almeno nei pensieri. Voi lo avete affrontato direttamente, senza preavviso. Siete rimasti in piedi, mettendovi all'opera con ogni mezzo e secondo le capacità di ognuno. Osservandovi a distanza ho conosciuto una Terracina che non mi aspettavo», racconta la professionista.

Francesca ha pensato di trasformare «quella ferita in una grande speranza» e dunque di convertire il simbolo di una perdita in quello di una rinascita. «Pensando di trasformare i tronchi dei pini in arredo per i parchi e giardini ma anche in percorsi e spazi gioco per i bambini - spiega -. Perché è necessario pensare a loro quando si parla di speranza e doveroso quando si parla di memoria e storia della città. Rispondendo così almeno in parte alle esigenze di recupero dell'area Ghezzi». Opere vive, che contengano «la bellezza iniziale, la forza dovuta, la trasformazione inevitabile e la memoria come ricordo e speranza».

Il contatto con il sindaco Nicola Procaccini è stato instaurato grazie alla Protezione civile. Ora è tempo di mettersi all'opera. «Io continuerò a promuovere il progetto seguendone l'organizzazione anche a distanza - garantisce Marchini -, mi renderò disponibile in modo gratuito in tutte le fasi che richiederanno la mia collaborazione. Avvalendomi anche dei suggerimenti dei professionisti con cui lavoro a Boston. I quali mi stanno già supportando moltissimo».

Ma intanto occorrerà recuperare i tronchi, e un luogo in cui custodirli e lasciarli stagionare fino alla lavorazione. Infine, «identificare artisti, falegnami, ditte private, disposti a donare ore di lavoro per realizzare le opere», spiega ancora Marchini. Che comunque racconterà il suo progetto lunedì 12 novembre al Cinema teatro Traiano durante la commedia "Iju restregnemente".