Un passaggio storico.

Lo Stato italiano, con l'intervento Social del ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ha ammesso di aver compiuto errori nella vicenda legata alla scomparsa di Davide Cervia, il perito elettronico ed ex sottufficiale della Marina Militare italiana rapito a Velletri il 12 settembre 1990 e mai ritrovato.

In particolare, il titolare del dicastero ha annunciato la rinuncia all'impugnazione della sentenza civile che, nei mesi scorsi, ha condannato il ministero della Difesa proprio per aver negato la verità ai familiari di Cervia.

«Quando è scomparso, Davide Cervia aveva 31 anni. Era il 1990. In molti di voi ricorderanno la sua storia e, come saprete, recentemente il processo civile si era concluso con la condanna del ministero della Difesa al pagamento di 1 euro simbolico, con una motivazione seria e senza precedenti: aver violato il diritto alla verità dei congiunti tramite azioni omissive. Una sentenza che chi ci ha preceduto aveva comunque deciso di impugnare, evidentemente non accettandone i contenuti - ha scritto il ministro -. Ebbene, questo post, oggi, solo per comunicare che in qualità di ministro della Difesa ho dato indicazione di rinunciare all'impugnazione. Dopo un'attenta lettura degli atti in possesso dell'amministrazione, ho scelto di riconoscere gli errori dello Stato nei confronti di una famiglia che merita rispetto e verità. Li ho incontrati nei giorni scorsi, a Velletri, per comunicare loro la mia decisione. Ho chiesto scusa e lo faccio nuovamente ora, pubblicamente, a nome del Paese e della Difesa. Sarò felice di accoglierli prossimamente presso il ministero. Infine, rivolgo un ringraziamento anche all'Avvocatura generale dello Stato, che da sempre, con particolare sensibilità e professionalità, assiste l'amministrazione in numerosi e complessi contenziosi».