A novant'anni dalla bonifica idraulica delle paludi pontine, qualcosa di sostanziale è cambiato nell'assetto complessivo della pianura pontina: i terreni di origine alluvionale, le cosiddette «terre nere» che si estendono dai margini dell'Appia fin sotto le colline della cintura lepina, si sono abbassati di circa un metro rispetto alla quota degli anni ‘30. Un fenomeno di assestamento che oggi trova impreparati i canali artificiali scavati per far defluire le acque verso le stazioni di pompaggio degli impianti idrovori disseminati sul territorio e a ridosso del mare. Quei canali sono infatti rimasti gli stessi, e se attorno a loro il terreno è sceso di un metro, vuol dire che hanno perso una parte importante della loro portata, perché la loro profondità è rimasta la stessa di sempre. In più, la quasi totale assenza di manutenzione e pulizia degli argini riducono ancora la portata e la capacità di deflusso delle acque.
Quello che un tempo era fisiologico e contenibile, come le precipitazioni abbondanti registrate nei periodi autunnali e invernali, oggi diventa motivo di emergenza, con tutte le conseguenze sulla tenuta dei terreni, soprattutto in prossimità dei tratti dei corsi d'acqua dove si formano situazioni di ostruzione. Quello che è accaduto sulla Pontina, con una voragine indotta dalla piena di un modesto corso d'acqua, o l'allagamento di Pontinia, sono soltanto gli ultimi esempi di ciò cui andiamo incontro. C'è dunque bisogno di una seconda bonifica, molto modesta, che sappia riportare i corsi d'acqua alla portata originaria, e che adegui di conseguenza anche i bacini delle idrovore. L'abbassamento del fondo dei canali e dei fiumi, utilizzando il materiale estratto per rinforzare ed alzare gli argini, insieme ad una sana manutenzione dei corsi d'acqua periferici, potrebbe già bastare per rimettere in sicurezza l'intero territorio pontino e per fronteggiare le modificazioni intervenute nel tempo, a cominciare dalla massiccia cementificazione dei suoli e dalla forte presenza di impianti di serre, che laddove insistono impediscono l'assorbimento delle acque piovane, che finiscono inevitabilmente per ingrossare i canali.