Il calciatore belga dell'Inter, Radja Nainggolan, è rimasto vittima di una truffa denunciata ai carabinieri di Milano, con le indagini che sono arrivate fino al territorio di competenza della Procura della Repubblica di Velletri.

In particolare, secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport e poi ripreso anche da altre testate nazionali, il centrocampista ex Roma si è visto sottrarre in maniera fraudolenta i codici di alcuni assegni bancari, con gli artefici del raggiro che sono riusciti a incassare ben 150mila euro presenti su un conto bancario del giocatore.

Cosa c'entra, però, il territorio della Procura di Velletri con la vicenda capitata al fuoriclasse dell'Inter? È presto detto.

Stando ai primi accertamenti compiuti dalle forze dell'ordine, il primo assegno clonato è stato incassato nel territorio compreso fra i Castelli Romani, il litorale che va da Pomezia a Nettuno e l'entroterra della provincia di Roma dell'area Casilina (Colleferro, Valmontone e località limitrofe).

Di conseguenza, per competenza territoriale, tutto il fascicolo è stato trasmesso dalla Lombardia agli uffici di piazza Giovanni Falcone, coi magistrati che stanno portando avanti le indagini sull'accaduto mantenendo un massimo riserbo.

Va evidenziato che il "Ninja" avrebbe scoperto la truffa a suo danno - sempre secondo la Gazzetta - dopo aver appreso che un suo assegno, rilasciato in agosto, non poteva essere incassato, in quanto era già stato "bancato". Lui, però, non lo aveva mai consegnato ad alcuno prima di quella data e, di conseguenza, sono scattate le verifiche che hanno portato a scoprire l'ammanco di denaro e la clonazione degli assegni.

Da capire, adesso, chi sono stati gli autori di quello che pare essere un vero e proprio furto di dati sensibili e dove è avvenuto l'incasso dell'assegno effettuato in maniera chiaramente fraudolenta.

Giova ricordare, in questa sede, che ai tempi dell'esperienza romana Nainggolan era un assiduo frequentatore del litorale romano: nei momenti liberi, non era difficile avvistarlo a Ostia, nel Borgo di Nettuno o in un ristorante di Anzio.