Una sentenza dirompente è stata emessa dal tribunale di Latina in favore di un lavoratore di Latina, difeso dall'avvocato Fabio Leggiero, licenziato dalla Koch-Glitsch Italia srl dopo due anni di lavoro. Il dipendente era stato convocato e messo alla porta e alla base del licenziamento l'azienda con sede ad Aprilia (produce carpenteria metallica per i pozzi petroliferi) sosteneva una riorganizzazione con conseguente soppressione della figura del dipendente anche al fine di contenere i costi aziendali, tutto questo a discapito delle ragioni individuali del lavoratore e della sua figura di Quadro aziendale al quale non era stata offerta una mansione equivalente e/o dequalificante.
In prima battuta il Tribunale di Latina ha respinto le ragioni del lavoratore dichiarando legittima la soppressione in favore delle ragioni economiche, ma dopo l'opposizione e un complesso iter processuale a distanza di oltre 50 mesi dalla data del licenziamento, il Giudice del Lavoro Orecchio ha accolto in pieno la tesi del lavoratore, accertando la nullità del licenziamento e condannando l'azienda di Aprilia ad uno risarcimento di tutte le 50 mensilità perse dalla data del licenziamento e chiedendo anche l'immediata reintegra del lavoratore presso la Multinazionale. Accolta in pieno la tesi dell'avvocato Leggiero, giuslavorista del foro di Latina che aveva impugnato il licenziamento parlando di riorganizzazione fittizia e non reale operata a distanza di brevi mesi da una precedente procedura di mobilità con la quale l'azienda aveva dichiarato di aver terminato la sua riorganizzazione. «I motivi di nullità che hanno permesso al dipendente di ottenere questa storica sentenza sono stati sollevati sin dal primo giudizio - spiega il legale - il quale si era concluso con un provvedimento totalmente illogico e comunque scollegato rispetto all'iter processuale. La decisione del Tribunale di Latina è importante poichè mantiene fermo un principio cardine del diritto sostanziale in materia di salvaguardia del dipendente e della sua professionalità al di là delle logiche di mercato, relegando il medesimo licenziamento solo quale extrema ratio rispetto alle esigenze aziendali, che a volte non sono veritiere ma pretestuose. Finalmente si è ristabilito il nesso tra verità storica e processuale». Un pronunciamento che
potrebbe creare un precedente a livello nazionale «perché parliamo di una nullità del licenziamento con condanna a tutte le retribuzioni dalla data del licenziamento e alla reintegra disposta dal Tribunale, poiché in frode alla legge, unico caso dopo l'entrata in vigore della legge Fornero nei casi di licenziamenti economici».