Il Comune di Nettuno deve ottemperare alla sentenza del 2 maggio scorso del Tar del Lazio e riesaminare l'istanza di autorizzazione degli stendardi pubblicitari sui pali della pubblica illuminazione presentata dalla società vincitrice della gara d'appalto bandita negli anni scorsi dal Comune e poi bloccata dall'ente stesso all'atto di procedere con il montaggio degli impianti.

È questo quanto deciso dai giudici del Tribunale amministrativo regionale di Roma, aditi dalla stessa società, pronta a chiedere ai magistrati di "spronare" il Comune a rivedere l'istanza in base a quanto stabilito dalla sentenza del maggio scorso, in quanto - secondo i giudici - non poteva essere espresso il diniego a quella richiesta.

Infatti, le motivazioni addotte dall'ente di viale Matteotti nel respingere l'istanza della ditta vincitrice della gara d'appalto contrastano con l'aggiudicazione dell'appalto e il mancato annullamento in autotutela delle procedure di gara.

Tra l'altro, i competenti uffici comunali, dopo la notifica della sentenza di maggio, avevano risposto alla società specificando che l'amministrazione comunale era al lavoro per «elaborare una proposta di adeguamento del progetto al regolamento comunale», e sottolineando che era comunque pendente un ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, che tuttora resta valida in quanto i giudici di secondo grado non hanno concesso la sospensiva della stessa.

Ora, dunque, cosa accadrà? Al netto del possibile adeguamento della proposta della società ai dettami del regolamento comunale (cosa che, come si legge anche nella sentenza, la società sarebbe anche disposta a fare, ndr), il Comune dovrà rivedere il suo "no" entro un mese dalla notifica della sentenza. In caso di inerzia, dal 31esimo al 60esimo giorno successivi al precedente termine il Comune «sarà tenuto al pagamento in favore della società - si legge nella sentenza - di una penalità di mora giornaliera pari a 50 euro per ogni giorno di ritardo nello svolgimento del riesame» della pratica. Infine, qualora anche questo termine decorra senza il ripensamento, allora si insedierà un commissario ad acta - già individuato nel Direttore di una articolazione del ministero dell'Interno - o in un funzionario da lui designato - che dovrà provvedere a prendere la decisione entro i successivi ulteriori 90 giorni.