L'organizzazione che ha dato vita all'operazione «Commodo» spostava fino a 400 persone alla settimana. Lo dicono gli stessi indagati nelle intercettazioni telefoniche. Intere squadre di spostavano da un'azienda all'altra in base alla grandezza della stessa e al tipo di raccolta. In sei giorni hanno completato la raccolta delle prugne in un solo comprensorio. Poi si è passati al kiwi giallo. Stesso metodo, stessi orari: alle cinque del mattino si trovavano tutti presso l'abitazione di uno degli indagati a Ceriara e questo significa che i furgoncini erano partiti da Latina verso le 4, con dodici persone sullo stesso mezzo, in condizioni al limite della sicurezza. Una simile mole di lavoro e un tale numero di lavoratori impiegati non potevano passare inosservati e infatti tutti sapevano. Anche questo emerge dalle intercettazioni: «io... so tutto e non posso di' niente perché non posso». I guai veri cominciano nel 2017 con i controlli dei pullmini e qualcuno dei braccianti a bordo viene portato in questura; nell'organizzazione scatta l'allarme: «...stanno a controllà i neri vero?». I primi ad avere paura sono i rumeni, anche loro sfruttati ma di meno perché fanno i capisquadra e gli autisti, insomma stanno al gradino meno basso di questa assurda e impietosa piramide. A loro comunque toccano mansioni umili e complicate, tipo insegnare come si fa la raccolta a giovani africani ospiti dei Cas che non conoscono un solo vocabolo di italiano. La prassi della somministrazione illegale di manodopera diventa un'impresa «stabile» e redditizia nel 2015 ma ha le sue regole, per esempio bisognava stare attenti a non registrare più di 102 giornate di lavoro all'anno per ogni bracciante, perché quello era il limite minimo per accedere all'assegno di disoccupazione. Quindi per il resto dell'anno questi lavoratori continuavano ad essere sfruttati ma avevano anche l'accesso al contributo. Ciò fa sostenere a Luigi Battisti, in una intercettazione: «Questi non ci lasceranno mai». Al di là delle gravi responsabilità penali che vanno emergendo questa vicenda si porta dietro una mastodontica evasione fiscale e contributiva verso gli enti di previdenza difficile ormai da recuperare nonostante le misure cautelari reali sul patrimonio degli indagati.

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