Un episodio tangibile delle condizioni disumane in cui erano costretti a lavorare gli stranieri si registra il pomeriggio del 13 marzo dello scorso anno, quando un furgone resta coinvolto in un incidente stradale tra Borgo Podgora e Borgo Carso: una vettura sbuca da una strada secondaria e taglia la strada al Fiat Ducato che, presumibilmente, ha la ragione dalla sua. Si verifica un fatto strano, ma non per questo incomprensibile: passanti e residenti allertati dal botto vedono una dozzina di persone, qualcuno sostiene addirittura venti, saltare giù dal furgone che prendeva fuoco e scappare in direzione dell'Appia. Sono tutti di colore, la gente capisce subito che si tratta di braccianti agricoli irregolari, costretti ad allontanarsi prima dell'arrivo delle forze dell'ordine perché non sono in regola. Ma soprattutto perché non potevano stare tutti in quel furgone.
Ordinanza di custodia cautelare alla mano, ora possiamo dire con certezza che le cose stavano come i testimoni immaginavano. Quel Ducato Fiat targato DX612ZX, acquistato da Luigi Battisti, è uno dei 37 pullmini in uso alla cooperativa Agri Amici e finiti sotto sequestro. Uno dei mezzi utilizzati per portare i braccianti nelle aziende agricole in condizioni disumane.
Delineando il quadro probatorio gli inquirenti osservano proprio l'organizzazione del trasporto degli stranieri nei campi. Intercettati, gli indagati cercano di andare in contro alle richieste delle aziende agricole cercando di utilizzare meno veicoli possibili. Gli investigatori rilevano che in alcuni casi nei furgoni venivano trasportati dai 12 ai 18 lavoratori, a fronte di 9 posti realmente a disposizione nei pullmini. Tanto che gli stranieri in eccesso erano costretti a sedere sulle gambe degli altri, con grave rischio per la loro incolumità, in condizioni tutt'altro che dignitose. Giusto qualche mese dopo, in Puglia, un incidente registrato in circostanze simili è costato la vita ai braccianti africani stipati in un furgone come quelli utilizzati dalla coop Agri Amici.