I giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso di Gabriele S. di 47 anni, ex poliziotto originario di Latina, condannato in via definitiva per il reato di peculato continuato, commesso quando prestava servizio nella sezione di Lodi della Polizia Stradale: in due circostanze sottrasse dosi di cocaina ai sequestri, stupefacente poi consumato da due suoi colleghi. 

I fatti risalgono al settembre del 2007 e al mese di ottobre dell'anno seguente e finirono in un'inchiesta della magistratura lodigiana che coinvolse anche altri tre poliziotti, due dei quali lavoravano nello stesso suo reparto. Nel primo caso agli indagati venne sequestrata una quantità di cocaina pari a 3 grammi, mentre l'anno seguente il sequestro alterato ammontava a 452 grammi di stupefacente, al netto della parte sottratta dal poliziotto.
A inchiodare le divise infedeli furono una serie di intercettazioni e le dichiarazioni rese da uno di loro che collaborò con gli inquirenti rivelando: «Ho visto con i miei occhi requisire la droga agli spacciatori per essere consumata dai miei colleghi». In particolare nel secondo episodio fu documentato il consumo, quando due colleghi dell'ex poliziotto pontino, intercettati durante una telefonata, fecero riferimento a otto grammi di cocaina da loro due assunti durante una festa in discoteca, facendo riferimento al sequestro di mezzo chilo operato con Gabriele S.: il ricorso presentato dall'avvocato di quest'ultimo, avverso la sentenza della Corte d'Appello di Milano dello scorso anno, si fondava sul fatto che la serata in discoteca risaliva a una decina di giorni dopo il sequestro, mentre uno degli imputati in fase dibattimentale aveva fatto riferimento a droga sottratta il giorno stesso o al massimo il giorno prima.