Le circostanze emerse in alcuni passaggi dei verbali della Direzione Distrettuale Antimafia, nei quali vengono raccolte le prime dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Riccardo Agostino, sono diventate materia di interesse per la Procura generale presso la Corte di Appello di Roma, soprattutto i passaggi relativi alla penetrazione di alcuni esponenti del clan Di Silvio nelle questioni politiche ed elettorali di qualche amministrazione locale della provincia pontina.
Si tratta di fatti, anche ben circostanziati, finora presi con le dovute cautele, vuoi perché riferiti da pentiti che non hanno ancora conquistato sul campo la patente di assoluta attendibilità, vuoi perché si tratta di circostanze risalenti negli anni, vuoi infine perché Riccardo Agostino riferisce di suoi rapporti con candidati politici locali nella sua veste di responsabile di un gruppo di attacchini abusivi di manifesti elettorali. Ora, che il Procuratore Generale della Corte d'Appello Giovanni Salvi abbia voluto riportare alcuni di questi episodi nella relazione illustrata qualche giorno fa in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2019, lascia intendere che la portata di quegli eventi potrebbe rivelarsi di qui a poco meno evanescente di quanto lo sia stato finora.
A proposito dei Di Silvio, sottolinea Salvi, «alla fama criminale ed alla specifica abilità nell'esercizio della violenza, si è accompagnata una altrettanta forza di iniziativa e di penetrazione nei confronti di alcuni ambienti politico-amministrativi locali, evidenziatisi in una significativa ingerenza nella campagna elettorale di diversi candidati alle consultazioni amministrative del 2016 in alcuni comuni pontini, ingerenza culminata in alcuni episodi di vera e propria compravendita del consenso elettorale».