E' il giorno del giudizio per quello che, molto probabilmente, è il peggiore caso di corruzione registrato a Latina. La corruzione in atti giudiziari dentro una delle due sezioni fallimentari del Tribunale emersa quattro anni fa.
Oggi si potrebbe chiudere il primo grado davanti al gup di Perugia Piercarlo Frabotta dove sono previste le repliche del pubblico ministero e a seguire quelle del collegio di difesa, poi il verdetto. In questa sede vengono giudicati con rito abbreviato Franco Pellecchia, Roberto Menduti, Fausto Filigenzi e Luigi Fioretti, difesi dagli avvocati Angelo Farau, Gaetano Marino, Silvia Siciliano, Luigi D'Aniello, Silvio Fusco e Nicola Madia. Oltre a loro Vincenzo Manciocchi per il quale il pm, Massimo Casucci, ha chiesto l'assoluzione, mentre per gli altri propone pene variabili dai quattro anni ai dieci mesi di reclusione. In specie 10 mesi per Franco Pellecchia, 2 anni per Andrea Lauri, 2 anni e 2 mesi per Roberto Mendutti, 2 anni e 4 mesi per Luigi Fioretti, 4 anni per Fausto Filigenzi. Nelle loro arringhe i difensori hanno cercato di alleggerire la posizione degli imputati sottolineando come la figura centrale dello scandalo fallimenti fosse il giudice Antonio Lollo, il quale, come si sa, ha patteggiato la pena a 3 anni e 6 mesi di reclusione a dicembre del 2017.
La richiesta di patteggiamento è stata fatta anche da un gruppo di altri imputati, ossia Marco Viola, per 3 anni e 3 mesi, Massimo Gatto, per 3 anni e 3 mesi, Vittorio Genco, per 3 anni e 6 mesi, oltre ad Antonia Lusena e Angela Sciaretta, rispettivamente moglie e suocera di Antonio Lollo. Sono rimasti al rito ordinario il commercialista Raffaele Ranucci, la cancelliera del Tribunale Rita Sacchetti e Marci Rini. Come si vede, il processo è stato diviso in più tronconi in base alle richieste dei molti soggetti coinvolti a vario titolo in quello che rimarrà per sempre lo scandalo dei fallimenti a Latina. Le persone finite sotto inchiesta erano complessivamente 18 e 22 i capi d'imputazione contestati dalla Procura, che ha poi trasmesso gli atti a Perugia per la competenze legata al coinvolgimento di un giudice dello stesso distretto, Lollo appunto. L'esistenza del patto corruttivo di cui parla il capo d'imputazione è stato ammesso dallo stesso giudice Antonio Lollo che ha fatto un ritratto di cosa succedeva alla sezione fallimentare forse anche più nitido di quanto emerso, con dovizia di dettagli, nell'inchiesta della Procura. In questo processo sono parti civili il Consorzio Costruttori Pontini, il cui caso diede vita alla primissima denuncia ed emersero subito gravi anomalie, la Paoloni Costruzioni, l'Ordine dei Commercialisti per il coinvolgimento di autorevoli iscritti all'albo di Latina e l'Associazione Caponnetto.
La sentenza del giudice dell'udienza preliminare è attesa per il pomeriggio come calendarizzato finora e rappresenta una delle tappe più importanti nell'iter giudiziario dello scandalo Lollo.