Un uomo deve lasciare l'alloggio di edilizia residenziale pubblica occupato senza titolo a Roma, in piazza Santa Maria Liberatrice. E deve farlo perché i genitori, alla data limite prevista dalla sanatoria regionale per le occupazioni irregolari delle case popolari, erano proprietari di un immobile dal valore superiore a 100mila euro situato ad Ardea.

È questo quanto contenuto in una recente sentenza del Tar del Lazio, che ha rigettato il ricorso contro il decreto di rilascio dell'immobile Ater, datato 18 febbraio 2014. Stando alle conclusioni dei giudici amministrativi, il ricorso è da respingere in quanto, quando venne richiesta l'assegnazione in regolarizzazione della casa popolare, nel nucleo familiare del ricorrente figuravano anche i genitori; questi ultimi, fin dal 1999, risultavano proprietari di un immobile di Ardea, dal valore superiore ai 100mila euro previsti come limite per l'assegnazione di un alloggio pubblico.

«Di qui - spiegano i giudici - la correttezza circa l'operato dell'amministrazione, data l'insussistenza dei requisiti prescritti in base al complessivo quadro normativo (nucleo familiare che, alla data del 20 novembre 2006, non risulti proprietario di immobili di valore superiore ai 100mila euro)». In più, secondo i giudici, il ricorrente non aveva portato in giudizio elementi «seri e circostanziati» per dimostrare l'inesattezza di quanto evidenziato e prodotto dalla difesa dell'amministrazione comunale di Roma.