Proprio la morte di Domenico Bardi, avvenuta il pomeriggio del 15 ottobre in via Palermo a Latina, porta ad un cambiamento nella strategia del gruppo.  «La caparbietà del sodalizio è rappresentata dal fatto che neanche un evento gravissimo come quello della morte violenta di un complice, ha rappresentato un freno all'attività delinquenziale in quanto i consociati non riescono a desistere dai propositi criminosi poiché questi rappresentano la fonte primaria dei loro introiti economici. Non trascorre neanche un mese dall'omicidio di via Palermo che gli indagati decidono di cambiare non soltanto provincia ma regione e puntano alle Marche e all'Abruzzo. E' l'11 novembre del 2017 quando in un giorno compiono due furti prima a Fermo e poi ad Avezzano. Una settimana dopo scelgono ancora le Marche e vanno a Fano sull'Adriatico ed è il 63esimo furto che viene contestato.  Il modus operandi adottato dalla banda - come ha sottolineato anche lo stesso gip nella misura restrittiva - è stato usato per la prima volta in Italia.  «Era collaudato ed efficace e prevedeva di effettuare la visura Aci su targhe di autoveicoli di soggetti che si trovavano impegnati in eventi che durano per alcune ore, individuando la loro abitazione ed andando a svaligiarla con tutta tranquillità. Il gruppo poi era in possesso di un' attrezzatura idonea alla realizzazione dei furti, a silenziare gli allarmi, a superare ostacoli, a divaricare serrande, porte e finestre, ad estrarre casseforti per portarle poi all'esterno.