L'ultima segnalazione c'era stata il primo marzo, a Castel Volturno ma in queste ore il ragazzo è tornato di nuovo a casa. Marco, 35 anni, affetto da schizofrenia, alterna la vita per strada ai ritorni in famiglia. Non è una novità. A Castel Volturno lo conoscono. Chi può lo aiuta e periodicamente le forze dell'ordine lo fermano e chiamano la famiglia. La sorella, Giorgia, di un anno più grande, per tutta la settimana è stata alle prese con medici, avvocati, forze dell'ordine, aule di tribunale. Oggi era a Latina quando è stata chiamata. Un calvario che va avanti da anni. Il fratello, diverse denunce per furti e danneggiamento, ha bisogno di cure psichiatriche ma sembra non esserci una soluzione per lui. Lui sa solo tornare a casa. E quando lo fa in famiglia, alla gioia si somma la paura.

La storia di Marco e Giorgia (entrambi nomi di fantasia) parte da lontano. Dall'inferno della Romania del dittatore Nicolae Ceausescu. E' lì, a Bucarest che nascono e trascorrono la prima infanzia nei primi anni Ottanta. In un orfanotrofio. Fino quando, nel 1990, arrivano a Terracina, adottati da una famiglia del posto. Hanno la vita davanti ma presto si manifesta la malattia. Le perizie psichiatriche parlano di schizofrenia. Marco col crescere diventa aggressivo, bisognoso di cure, assume droghe e presto la famiglia capisce di non farcela da sola.

Il tribunale nel 2016 trasferisce la tutela legale del ragazzo al Comune. Che a sua volta nomina dal suo albo di curatori e amministratori di sostegno, un avvocato che assume le responsabilità di tutto quello che riguarda il 35enne, compresa la modesta pensione di 800 euro al mese del ragazzo. Ma le cose non cambiano. Marco vive per strada o torna a casa, quando ha le crisi ogni volta chiamano Giorgia, che chiede aiuto a carabinieri, polizia, Comune. Ma la risposta è sempre uguale: la legge italiana non consente a nessuno di costringere i malati a curarsi. Solo in caso di pericolosità o aggressioni, si può intervenire con un Tso. Ricoveri di due settimane e il ritorno alla famiglia. O in strada. Fino al prossimo Tso. Un calvario per Giorgia, genitori anziani e un figlio da crescere.

Lo scorso 14 febbraio ha comunque presentato istanza al giudice per avere la tutela del fratello. «Chiamano comunque me, e a questo punto assumo la tutela piena», dice, raccontando solo uno degli ultimi episodi del gennaio scorso. «Non avevo notizie di mio fratello da tre giorni, dopo che era stato preso in carico dalle forze dell'ordine durante una crisi e portato al "Servizio psichiatrico di diagnosi e cura" del Dono Svizzero di Formia. Mi è stato chiesto il contatto del tutore. Ma poco dopo mi ha chiamato la polizia ferroviaria perché mio fratello si aggirava nella stazione di Formia in stato confusionale, con ciabatte e un foglio di dimissioni in mano. Lo avevano dimesso. Ho presentato un esposto su questo. Qualcuno deve rispondere di questo scaricabarile».

Nel frattempo, dopo le recenti dimissioni del tutore legale, la questione è in capo al sindaco Nicola Procaccini, che ha investito uno dei legali del Comune, Martina Iannetti, di rappresentarlo. E' stata presentata un'istanza al giudice tutelare perché emetta un provvedimento di ricovero d'urgenza in una Rems, visto che Marco ha una condanna. Tutto pur di toglierlo dalla strada. Si tratta solo di trattenerlo a Formia fino al provvedimento. Ma da lì continua ad essere dimesso. Un vicolo cieco. Forze dell'ordine, medici, legali e istituzioni: tutti con le mani legate. Possibile?

Giorgia non ce la fa più a girare per i Cim e i Dsm. «Vorrei per lui soltanto una struttura adeguata, che gli possa alleviare le sofferenze. Non può stare in strada. Io vado a prendermelo, gli do la terapia, so come calmarlo. Ma noi e le tante famiglie che sono nelle stesse condizioni, cosa dobbiamo fare per avere un luogo di cura per i nostri famigliari malati?». Una domanda alla quale per ora nessuno riesce a dare una risposta.