Un attacco hacker, probabilmente indirizzato a più destinatari e corredato da un ricatto in piena regola: per ottenere la chiave necessaria allo sblocco dei sistemi di rete, l'ente avrebbe dovuto pagare una elevata somma in valuta bitcoin – una cripto valuta, con 1 bitcoin valutato a 3.471,15 euro. Una richiesta che logicamente la pubblica amministrazione ha respinto al mittente, formalizzando nelle scorse ore una denuncia alla Polizia Postale e un esposto in Procura nei confronti dei responsabili.

Non cedere al ricatto degli hacker, non pagare la somma chiesta da costoro come riscatto per decriptare i dati, ha significato il blocco pressoché totale dell'attività amministrativa e degli sportelli al cittadino, ma lo stop forzato nel rilascio della carta di identità elettronica che tanto disagio ha creato agli utenti, paradossalmente rappresenta un aspetto secondario dell'intera vicenda, che rischia di assumere contorni ben più seri. In attesa che i server possano essere rimessi in funzione, la preoccupazione è rivolta alla sicurezza dei dati custoditi negli archivi comunali: non è escluso che una parte dei dati, soprattutto per quanto riguarda l'anagrafe comunale, possa essere andata perduta. Valutare la portata del danno, capire come eliminare il potente virus che ha paralizzato l'ente e adottare in futuro sistemi di sicurezza più sofisticati, è stato compito del un super consulente per la sicurezza delle reti, incaricato di risolvere il problema che perdura da una settimana. «A breve – garantisce il sindaco Antonio Terra - i sistemi dovrebbero ripartire e solo allora sapremo se l'Anagrafe, che pare il settore più colpito, abbia accusato il colpo attraverso la cancellazione di una parte dei dati. Intanto abbiamo sporto denuncia, ma è molto difficile che i responsabili siano individuati». Un cyber attacco simile a quelli subiti da centinaia di privati, che scatena dure accuse da parte del gruppo consiliare della Lega di Aprilia.