Tre anni fa il caso di piazza Dante fece il giro di Italia. All'epoca dei fatti alcuni genitori avevano presentato una denuncia molto dettagliata in Questura e furono piazzate delle telecamere dalla Squadra Mobile per riprendere quello che accadeva in aula durante le ore di lezione. Alla fine l'inchiesta portò ad una misura interdittiva da parte del gip su richiesta della Procura nei confronti delle due insegnanti, altre due invece furono indagate a piede libero. Le due educatrici di piazza Dante erano accusate di maltrattamenti nei confronti dei bambini che frequentavano la scuola per l'infanzia e alla fine del processo che si era svolto con il rito abbreviato, un giudizio previsto dal codice che consente la riduzione di un terzo della pena, erano state condannate a due anni di reclusione e a un anno e otto mesi di reclusione con la sospensione della pena.  La vicenda aveva avuto molto clamore mediatico e le difese avevano impugnato la condanna di primo grado presentando ricorso in Corte d'Appello dove la data del processo non è stata ancora fissata a distanza di quasi due anni dalla sentenza di primo grado. Le famiglie dei bambini che anche in quel caso avevano manifestato a casa dei disagi, si erano anche costituite parte civile nel processo che si era svolto in Tribunale. Il giudice che aveva firmato all'epoca dei fatti il provvedimento restrittivo, aveva sottolineato che i bambini diventavano oggetto di insulti, parolacce e umiliazioni per le modalità e il contesto e che la condotta delle insegnanti non si poteva considerare un semplice mezzo di correzione. Il giudice aveva sostenuto che le maestre percuotevano i bambini con schiaffi in testa e sul volto sottoponendoli a spinte, strattoni e trascinamenti e in un caso, una delle due insegnanti. ad un bambino molto vivace che si buttava a terra rischiando di finire contro una vetrata, aveva detto. «Tu muori giovane».