08.06.2019 - 15:00
Si è ritrovato a dover affrontare un processo. La Procura nei suoi confronti ha disposto la citazione diretta a giudizio perché maltrattava le allodole. E' questa l'accusa nei confronti di un cacciatore del capoluogo di 39 anni a cui erano state sequestrate 16 allodole che erano in una piccola gabbia. Secondo gli accertamenti che erano scattati all'epoca dei fatti e al termine dei quali il pm Giancristofaro ha disposto la citazione diretta a giudizio, gli uccelli che venivano utilizzati come allodole da richiamo, erano in una struttura considerata angusta e per questo - sempre secondo quanto ipotizzato - avevano riportato dei rigonfiamenti alle zampe. Dopo che erano scattati tutti gli accertamenti con il sequestro degli uccelli, il giudice del Tribunale Pierpaolo Bortone aveva disposto il dissequestro dei volatili. L'imputato è difeso dall'avvocato Roberto Baratta ed entro la fine dell'anno il processo si dovrebbe concludere, nel corso della prossima udienza che si svolgerà il 21 giugno saranno ascoltati due testimoni e non è escluso alla fine che si possa arrivare alla discussione e alla sentenza. Ieri è stato ascoltato in aula davanti al giudice onorario Stefano Nicolucci, un investigatore della Forestale che nel novembre del 2015 aveva proceduto al sequestro nell'ambito di un servizio di controllo del territorio durante una perquisizione in casa dell'imputato a a Latina era avvenuta la scoperta delle allodole in gabbia. Era stato il gip a disporre il dissequestro accertando che la situazione per gli animali non era di sofferenza e le gabbie erano regolamentari. Per i cacciatori il richiamo "naturale" come in questo caso delle allodole è molto ricercato. Alle allodole si insegna di cantare e questo è funzionale per richiamare altri uccelli, nella caccia è una usanza molto antica e inoltre i richiami vivi non sono illegali. Nel corso dell'operazione erano stati riscontrati degli elementi che hanno portato il cacciatore a processo per l'articolo 727 e cioè perché deteneva animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.
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