"Smokin Fields": campi fumanti. Questo il nome dell'operazione che ieri ha portato al sequestro - fra Pontinia e la provincia di Roma - di tre aziende, una discarica, quattro appezzamenti di terreno e dieci mezzi, nonché al sequestro preventivo, anche per equivalente, del profitto del presunto traffico illecito di rifiuti che è stato quantificato in oltre un milione di euro. Ventitré le persone iscritte al registro degli indagati. Nei confronti di tutti, in concorso, la Direzione distrettuale antimafia - l'inchiesta è coordinata dai pubblici ministeri Alberto Galante e Rosalia Affinito - ipotizza a vario titolo il reato di traffico illecito di rifiuti; nei confronti di alcuni si ipotizzano anche il falso ideologico in atto pubblico nella predisposizione di certificati di analisi, abbandono di rifiuti e discarica abusiva, nonché l'intralcio all'attività di vigilanza e controllo ambientale.

Qualità solo sulla carta
Quello che doveva rivelarsi un compost di qualità per la Procura era tutt'altro. Un «compost fuori specifica», come è stato più volte definito, e quindi un rifiuto. Le consulenze tecniche disposte dai magistrati parlano di non conformità dei materiali definiti ammendanti o compost di qualità rispetto alla normativa vigente. Più volte viene evidenziata la presenza di plastica nei campioni che sono stati esaminati. Secondo la ricostruzione dell'accusa, l'azienda pontina, pur potendo respingere i carichi difformi per caratteristiche di compostabilità, optava per l'accettazione.

La genesi dell'inchiesta: puzza e percolato dai tir
Alcune inchieste nascono e vengono portate a termine grazie all'acume di qualche inquirente che, facendo semplicemente il proprio dovere quotidiano, fiuta quella traccia che poteva anche sfuggire, ma che alla fine porta e guida lo sguardo oltre il muro dell'ignoto. E' così che potrebbe essere descritta la genesi di questa importante inchiesta che coinvolge la provincia pontina e, in particolare, il territorio apriliano. Sì perché i primi passi mossi dagli inquirenti sono quelli effettuati dagli agenti del Distaccamento della Polizia stradale di Aprilia che hanno notato una serie di mezzi pesanti dai cui cassoni colavano liquami maleodoranti. I poliziotti di via Belli da qualche tempo hanno affinato e specializzato il proprio fiuto in materia di traffico illecito di rifiuti, partecipando - o meglio avviando e portando a termine con tanto di arresti e sequestri - ad un'altra indagine delicata, quella che ha portato alla scoperta di una cava di pozzolana nelle campagne apriliane in cui una dozzina di aziende interravano i rifiuti di ogni genere.
Anche in quel caso tutto è iniziato controllando e seguendo un mezzo pesante.

Cinquemila euro agli agricoltori per sotterrare rifiuti
«Una situazione di illiceità profonda, radicata e stabilizzata nel tempo, foriera di gravi conseguenze per l'ambiente e la salute pubblica». In fondo è tutto qui il senso delle violazioni contestate, scritto nelle prime due righe della richiesta di misure cautelari reali redatta dalla Procura di Roma. Eppure la parte più dura di tutta questa storia è la spavalda trasformazione di interi pezzi del comprensorio verde e a vocazione agricola della provincia di Latina in discariche illegali, pericolose ma altamente produttive, cosa di cui tutti gli attori (oggi indagati) erano consapevoli. Un copione già visto nella terra dei fuochi, un metodo ampiamente sperimentato in Campania e qui perfettamente riprodotto. Avevano sottoscritto dei veri e propri contratti con i proprietari dei terreni a fronte dell'accettazione del compost, dunque prendersi quel materiale altamente inquinante portava ad un ristoro economico. Nessuno scrupolo, nessuna pietà vista «la particolare pervicacia dei proprietari dell'impianto nel persistere nella condotta criminale». Le aziende agricole che certamente hanno accettato di ospitare quel compost imperfetto sono cinque tra Pontinia, Sabaudia, Maenza.