A distanza di tre anni da sequestro e sgombero, l'ex Pozzi Ginori torna a trasformarsi in rifugio per disperati: ne abbiamo sorpreso e fotografato uno proprio all'interno, negli stessi locali dove in passato aveva trovato posto una nutrita comitiva di bulgari dediti a furti e accattonaggio. La presenza di un ospite nel sito industriale dismesso testimonia una volta per tutte il fallimento del piano di recupero dell'area, mentre davanti ai giudici del Tribunale di Latina si sta celebrando il processo per i reati ambientali connessi alla mancata bonifica dell'area che minaccia le falde.
Per almeno un decennio la vicenda della conversione urbanistica dell'ex Pozzi Ginori ha tenuto banco in città, erano i tempi in cui c'era in ballo la possibilità di trasformare quel mostro alle porte del capoluogo in un centro commerciale, risolvendo sia il degrado che il rischio ambientale. Quando l'affare è naufragato, è rimasta la bomba ecologica che gli enti locali, a più riprese, hanno cercato di risolvere imponendo la bonifica del sito alla società proprietaria. E quando il Comune aveva deciso di procedere in danno del privato, la società incaricata della rimozione dei materiali inquinanti, aveva iniziato senza mai portare a termine il lavoro.