Un solo colpo mortale. Così è terminata la vita di Maria Corazza, la 45enne di Pomezia trovata carbonizzata nell'auto intestata a sua madre insieme a Domenico Raco, l'uomo che l'ha uccisa.

Le autopsie sui due corpi bruciati sono terminate e l'analisi su quello della donna ha confermato quanto emerso durante l'esame esterno: Maria Corazza ha un'unica ferita, letale, all'altezza del cuore. Nei suoi polmoni, infatti, non c'è traccia di fumo, dunque è morta prima dell'incendio.

Stroncato dall'asfissia e dalle fiamme che lui stesso ha appiccato è stato invece Domenico Raco, l'uomo che ha prima ucciso l'amica e poi si è tolto la vita.

Il movente, dunque, sembra quello passionale: al momento, non si esclude che l'uomo abbia deciso di aggredire la donna per un rifiuto nei suoi confronti, oppure per altri motivi al vaglio degli inquirenti. 

Avrebbe preso un coltello e sferrato un fendente all'addome di lei. Poi avrebbe preso olio e benzina e avrebbe acceso l'incendio per porre fine anche alla sua vita all'interno della Ford Fiesta.

Sono queste le prime indiscrezioni emerse al termine della prima giornata dedicata all'autopsia sui corpi di Maria Corazza e Domenico Raco, i due amici trovati carbonizzati all'interno dell'auto bruciata in via San Pancrazio, a Torvajanica, il 14 giugno 2019.

In particolare, l'equipe guidata dal medico legale di Tor Vergata ha esaminato esternamente entrambi i corpi, iniziando l'autopsia solo su quello dell'uomo e rinviando la conclusione di questo esame e l'avvio di quello sul cadavere della donna a lunedì 24 giugno 2019.

Al momento, sul corpo di Raco non sono emerse lesioni compatibili con ferite da arma da fuoco o da taglio: nei polmoni, però, ci sarebbero tracce di molto fumo.

Sul corpo della donna - ma dovrà essere l'autopsia a confermarlo - sarebbe emersa una ferita da taglio, presumibilmente letale.

Un quadro indiziario, questo, che avvalorerebbe l'ipotesi dell'omicidio-suicidio.

di: Francesco Marzoli