Un'udienza lunga, delicata, quella tenuta dal giudice dell'udienza preliminare Giorgia Castriota, pm in aula Valentina Gianmaria, per trovare e congelare la prova della violenza sessuale subita da una ragazzina di dodici anni che è stata ascoltata in aula con l'assistenza della psicologa nominata dal Tribunale, la dottoressa Sonia Di Rosa. La consulente ha aiutato la bambina a ricostruire cosa è accaduto durante gli episodi contestati all'imputato, un uomo di circa 40 anni, un amico di famiglia senza alcun legame familiare con la vittima. I fatti contestati risalgono allo scorso anno. Dopo la denuncia dei genitori della bambina l'uomo è stato arrestato. Ad accorgersi che qualcosa non andava sono stati i genitori della vittima , che, in un primo momento, avevano notato uno strano atteggiamento e silenzi in presenza dell'amico di famiglia, poi la ragazzina si sarebbe confidata con i parenti e a quel punto è scattato l'esposto ai carabinieri.
Anche allora, inizialmente i familiari, che erano presenti ieri in Tribunale, hanno persino ipotizzato che fosse un'esagerazione della figlia. Ma restava il cambiamento di umore non consono al carattere della ragazza nonché un calo di interesse per le attività scolastiche.
Gli atti di violenza si sarebbero consumati in due circostanze con atteggiamenti particolarmente affettuosi e palpeggiamenti da parte dell'uomo. Ieri mattina nel corso dell'incidente probatorio si è cercato di arrivare ad una ricostruzione il più precisa possibile, posto che l'indagato nega ogni addebito e sostiene che il rapporto che aveva con la famiglia della bambina lo portava ad una forma di confidenza che nulla aveva a che vedere con la contestata violenza. La ragazzina avrebbe comunque confermato che l'amico dei suoi genitori aveva attenzioni morbose nei suoi confronti. Le dichiarazioni raccolte ieri serviranno ad evitare ulteriori traumi alla bambina se e quando ci sarà il processo per la violenza subita.
Nel frattempo l'uomo resta in carcere perché le accuse sono gravissime: violenza su una minorenne che potrebbe aver taciuto inizialmente proprio in quanto aveva scambiato l'atteggiamento dell'uomo per l'affetto di un amico di famiglia. Dunque si cerca ancora la prova cardine di una vicenda che, per molti aspetti, ha dell'incredibile poiché si è consumata in un ambiente domestico, all'interno di famiglie che avevano un solido rapporto di amicizia. Ripercorrere i fatti denunciati non è stata un'operazione semplice considerata l'età della vittima e il fatto che stava parlando in un ambiente diverso da quello familiare, dove aveva fatto le prime rivelazioni. La difesa dell'indagato è orientata a chiedere una perizia ulteriore al fine di provare che i racconti dei palpeggiamenti potrebbero essere frutto di suggestioni della bambina.