La presunta truffa col pellet registrata sul litorale romano e resa nota da decine di acquirenti a novembre dello scorso anno ha avuto uno strascico importante.

Nello specifico, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inflitto una sanzione amministrativa di 100mila euro alla ditta che commerciava il pellet attraverso dei punti vendita dislocati in tutto il Lazio (e anche ad Ardea, Anzio e Nettuno) e su un sito internet «per pratica commerciale scorretta», evidenziando anche «che la comunicazione ai consumatori sull'immediata disponibilità e sugli effettivi tempi di consegna dei prodotti offerti risulta falsa e ingannevole».

A darne notizia è stata "Codici", ossia l'associazione dei consumatori cui si erano rivolti moltissimi acquirenti che non ottennero il materiale acquistato, né tantomeno i rimborsi.

«Una prima, importante vittoria per i consumatori - ha spiegato il segretario nazionale di Codici, Ivano Giacomelli -: la nostra denuncia è stata accolta dall'Autorità garante, che ha riconosciuto il comportamento scorretto dell'azienda. Come se non bastasse la mancata consegna dei prodotti, la ditta ha anche ostacolato l'esercizio da parte dei consumatori dei diritti derivanti dal rapporto contrattuale. Non è stato dato riscontro alle richieste di recesso, né a quelle di risoluzione del contratto e di restituzione del prezzo pagato, nonostante i numerosi solleciti. Siamo soddisfatti del provvedimento adottato dall'Antitrust, ma invitiamo i consumatori a non abbassare la guardia, in quanto la vicenda non è ancora conclusa e non solo perché andrà in Tribunale. Come appurato dall'Autorità - ha aggiunto Giacomelli -, gli ordini di pellet inevasi a causa di imprecise ragioni risalgono all'agosto 2018, quindi prima che il caso scoppiasse, e la pratica commerciale scorretta è tuttora in corso, visto che l'azienda non ha dato riscontro ai reclami dei clienti, tra l'altro non rispondendo nemmeno all'Autorità. Continueremo a vigilare su questa storia, pronti a fare la nostra parte anche in Tribunale».

Va comunque evidenziato che, quantomeno ad Anzio, Ardea, Pomezia e Nettuno, alcuni clienti ottennero dei rimborsi.