Al netto del successo ottenuto dalla notte bianca di sabato, in molti si sono chiesti, soprattutto tra gli addetti ai lavori, come fosse possibile che un birrificio del capoluogo avesse avuto la possibilità di installare un "banchetto" per la vendita di bevande alcoliche in piazza del Popolo, a due passi dal palco dove si è esibito il cantante Achille Lauro. Lo stesso interrogativo se lo sono posto gli agenti della Polizia Amministrativa, anzi lo hanno posto ai diretti interessati, chiamati a presentare, nei prossimi giorni, la documentazione relativa all'autorizzazione che, verbalmente, hanno dichiarato di possedere.
I dubbi legati alla presenza del punto vendita del birrificio in pieno centro, sono dovuti all'incongruenza con l'ordinanza emessa dal Sindaco giusto tre giorni prima, con la quale si faceva anche divieto, nell'ambito della manifestazione di sabato, all'attività di commercio ambulante «di qualsiasi genere», come specificava il testo della pubblicazione in maniera perentoria. Un divieto esteso, oltretutto, a tutta la porzione di centro città compresa all'interno della circonvallazione, non solo nella Zona a Traffico Limitato che rappresentava il fulcro della notte bianca.
Se buona parte dell'ordinanza era dettata da una questione di sicurezza, per garantire l'ordine pubblico con l'afflusso di migliaia di persone vietando la vendita di bevande in bottiglie di vetro e lattine, oltre che vietando l'utilizzo di spray urticanti, a questo punto è legittimo chiedersi il motivo per il quale sia stata preclusa la possibilità agli ambulanti di montare i propri banchi all'interno della circonvallazione. Tranne appunto al birrificio, la cui presenza sembra fosse legata ai rapporti con la società che ha organizzato il concerto e già in passato aveva presidiato eventi patrocinati dal Comune.
In attesa di capire se il birrificio avesse ottenuto l'autorizzazione e in quali termini, visto che la sua presenza contravveniva di fatto all'ordinanza, resta da capire appunto la posizione del Comune, che almeno informalmente, se non addirittura con un atto formale, ha di fatto avvantaggiato un'azienda negando a tutte le altre di partecipare alla manifestazione. Se a livello amministrativo le cose dovessero quadrare, resta irrisolta proprio la questione morale: nel buon nome della trasparenza, sarebbe bastato annunciare che gli sponsor dell'evento avrebbero ricevuto un trattamento diverso.