Bastava una grande savoir fare per convincere e reggere il gioco e incassare i soldi e produrre anche documenti per depistare i sospetti. Padre e figlio, ritenuto l'artefice del raggiro e poi anche un parente acquisito (il padre della ragazza all'epoca dei fatti del giovane di 29 anni) sono tutti imputati davanti al giudice onorario Rosamunda Zampi per una truffa che ha visto come parti offese cinque persone, tra cui tre sorelle residenti a Latina.  In aula davanti al giudice nel corso del processo, ha deposto una delle parti offese che ha ricostruito i fatti e le modalità con cui è avvenuto il «passaggio» di denaro e si è consumata una truffa consistente il cui danno - come hanno sottolineato gli inquirenti - è di grande entità. Da una parte padre e figlio entrambi di Napoli e un uomo di Latina, coinvolto anche lui in questa vicenda che si snoda in pochi mesi e su cui ha fatto luce la Procura: avviene tutto tra il 2013 e il 2014.  Sul registro degli indagati finisce un giovane di 29 anni, il papà anche lui di Napoli e un altro uomo di Latina.  Il ragazzo secondo il castello accusatorio, con artifici e raggiri si è qualificato come promotore finanziario e broker di una banca e ha proposto alle vittime un piano di investimento finanziario per la somma di 80mila euro. Sembrava un affare si è rivelata una beffa incredibile hanno sostenuto le parti offese.  Una delle donne è caduta nel tranello e ha donato dei soldi grazie alla prospettazione da parte degli imputati di un vantaggio dal punto di vista fiscale. E poi quando c'era qualche dubbio sul buon esito dell'operazione ecco che le parti offese ricevevano degli assegni che invece risultavano falsi. Inoltre nella causale del bonifico, quando le vittime hanno girato i soldi agli indagati, la causale era una donazione per un importo di 75mila euro. Tra le altre contestazioni del magistrato inquirente anche la consegna all'imputato dei soldi in contanti, a partire da 2500 euro. In questo caso la scusa riguardava una non meglio imprecisata tassa relativa all'investimento. Il sistema ricostruito in aula poggiava le basi su questo modus operandi.  Una parte offesa si è costituita in aula ed è assistita dall'avvocato Fernando Picchi, alla fine il processo riprenderà ad ottobre quando saranno ascoltati altri testimoni e si chiuderà il dibattimento, la sentenza è prevista a gennaio.