Il giudice ha disposto nuove indagini. L'inchiesta su una presunta appropriazione indebita da parte di una banca nei confronti di una coppia di Latina, finisce ai tempi supplementari. In un primo momento la Procura aveva archiviato non ravvisando i margini per una incriminazione penale, alla fine dopo che si è svolta l'udienza di opposizione all'archiviazione in Tribunale, il giudice Giuseppe Cario ha disposto che servono altre indagini e ha indicato anche gli spunti investigativi che non erano stati presi in considerazione. Il finanziamento erogato ammonta a diverse centinia di migliaia di euro. Da una parte marito e moglie entrambi di Latina, lui è un imprenditore di 80 anni che è andato in pensione, dall'altra parte un istituto di credito del capoluogo. Il reato ipotizzato dagli inquirenti sulla scorta di una dettagliata denuncia che era stata presentata dalle parti offese nel novembre del 2017, è quello di appropriazione indebita. Secondo quanto ricostruito dall'imprenditore, la banca si era appropriata in un rapporto di conto corrente e di somme di denaro che giacevano sul conto personale senza alcun titolo esecutivo che legittimasse questa condotta. Dopo che era stata concessa una garanzia personale nei confronti della società riconducibile all'imprenditore, a fronte del mancato pagamento di alcune rate di finanziamento della società, la banca si era appropriata delle somme di denaro sia sul conto dell'uomo che della moglie.  Era stata la Procura quasi un anno fa ad archiviare sostenendo che il caso è più di uso civilistico che penale. Le parti offese, rappresentate dall'avvocato Oliviero Sezzi, non hanno mollato e hanno sostenuto in realtà che la polizia giudiziaria delegata all'inchiesta aveva effettivamente accertato il blocco dei conti correnti senza un titolo esecutivo legittimativo. Nel corso dell'inchiesta era stato ascoltato a sommarie informazioni anche un dipendente della banca e come hanno ribadito le parti offese non era riuscito a fornire informazioni dettagliate e giustificazioni all'azione dell'istituto di credito. La banca - sempre secondo quanto è riportato nell'opposizione all'archiviazione - si è appropriata delle somme senza essere in possesso di alcun titolo e ha sostanzialmente pignorato le somme appropriandosene senza il rispetto per le esecuzioni mobiliari, approfittando del rapporto con i coniugi. Alla fine il giudice Giuseppe Cario ha disposto un'indagine supplementare alla luce di quello che è emerso: sono diversi infatti gli elementi da approfondire, tra cui anche alcune domande che sono rimaste senza risposta in merito a dei chiarimenti sul blocco del conto.