Deve rispondere del reato di disturbo della quiete pubblica. Anche se aveva tutte le autorizzazioni per eseguire i lavori, ha provocato un inquinamento acustico. Tutta colpa, secondo l'accusa del lavoro in un cantiere che hanno avuto come conseguenza disagi e anche sofferenza - come sostenuto dalla parte offesa - per una famiglia del capoluogo e adesso il caso è approdato in Tribunale dall'uso degli attrezzi nel cantiere hanno provocato diversi disagi ad alcuni residenti della zona che poi hanno deciso di presentare una denuncia in Procura. I fatti contestati sono avvenuti nel 2016 e hanno interessato la zona di via Amaseno a Latina dove erano in corso dei lavori. Dopo che era stata presenta la denuncia la Procura aveva esercitato l'azione penale delegando di tutte le indagini il personale della polizia locale che aveva eseguito un accurato sopralluogo e inviando in un secondo momento una informativa in via Ezio. In un secondo momento del caso si erano occupati anche i carabinieri della stazione di Latina che avevano ricevuto la denuncia di una donna, residente sempre in via Amaseno. Sul registro degli indagati era stato iscritto a piede libero un uomo di 61 anni, legale rappresentante dell'azienda che stava eseguendo dei lavori. «Disturbava mediante rumori, le occupazioni e il riposo delle persone», aveva sottolineato il magistrato inquirente nella contestazione del capo di imputazione. Alla fine una volta che erano stati raccolti tutti gli elementi messi insieme dalla polizia locale, era stato emesso un decreto penale di condanna a cui l'imputato, difeso dall'avvocato Amleto Coronella, si è opposto e il processo che si sta svolgendo davanti al giudice onorario togato Rosamunda Zampi è entrato nel vivo.  "Le attività nel cantiere si erano svolte in maniera pesante e anche continua con una forza lavoro media, di tre operai e l'apertura del cantiere alle 7 della mattina - è stato riportato nella denuncia - e che alcune emissioni rumorose avvenivano anche alle 7,15 sempre della mattina con delle demolizioni". Le persone che avevano presentato l'esposto, una coppia che vive a poca distanza proprio dal cantiere, aveva sottolineato anche una serie di alcune vibrazioni.
Ieri in aula ha deposto la parte offesa che ha ricostruito i fatti e ha sostenuto che la mamma che ha una malattia si è aggravata a causa dei rumori, soffre infatti del Parkinson e che la figlia piccola non riusciva a dormire e ha aggiunto che la vita era diventata sempre più difficile e che non riuscivano a vivere. In particolare il testimone che poi aveva presentato la denuncia ha sostenuto che la piccina non riusciva a fare il sonnellino pomeridiano. Alla fine la pubblica accusa ha presentato una contestazione suppletiva relativa al periodo preso in esame: non più in quei mesi del 2016 ma da quando è stata presentata la denuncia fino ad oggi. La difesa dell'imputato sostiene invece di avere tutte le carte in regola e tutte le necessarie autorizzazioni per svolgere i lavori e che i documenti sono stati rilasciati dagli organi competenti. Alla fine il processo è stato rinviato tra poco meno di un anno, al prossimo 26 giugno del 2020.