Si concentra sulle violazioni in materia di sicurezza sul lavoro l'inchiesta aperta in Procura sull'incidente costato la vita Luigi Frabotta, 53 anni, l'imprenditore edile di Sezze che mercoledì mattina è precipitato da un ponteggio all'altezza del terzo piano nel cantiere di via Monti, durante i lavori di ristrutturazione di uno stabile che stava curando in prima persona insieme a due operai suoi dipendenti. Inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Antonio Sgarrella, che conta tre indagati per omicidio colposo: per ora si tratta di un atto dovuto, ma chiama in causa quei soggetti che insieme alla vittima stessa, dovevano perseguire il rispetto delle norme sulla prevenzione nei luoghi di lavoro.
Il quadro delle anomalie attorno al quale si muovono gli accertamenti degli inquirenti, resta quello prospettato in un primo momento durante il sopralluogo che il magistrato ha effettuato insieme agli ispettori dell'Asl e ai carabinieri del Comando stazione di Latina città, delegati delle indagini. In vista anche dell'esame autoptico previsto per la giornata di domani, quando sarà conferito l'incarico al medico legale, sono stati notificati gli atti agli indagati, ovvero il tecnico responsabile dei lavori, il titolare della società che ha fornito e installato il ponteggio mobile e il committente dell'intervento di ristrutturazione straordinaria, cioè il legale rappresentante del condominio.
L'anomalia più evidente riguarda il mancato utilizzo di dotazioni di sicurezza personali, perché la vittima si muoveva sul ponteggio senza la necessaria imbragatura che avrebbe impedito la caduta, com'è successo, in caso di incidente. Violazione delle norme che il 53enne ha compiuto da titolare dell'impresa edile, nonché direttore del cantiere.
Altro aspetto che potrebbe pesare sulla posizione degli indagati, riguarda il montaggio dell'impalcatura, per quanto concerne la parte che sporge dal ponteggio all'altezza dello spazio tra i balconi e consente agli operai di arrivare fino alla facciata del palazzo: in quel punto, la distanza tra il parapetto e la parete, sarebbe eccessivo, poco più di ottanta centimetri, sufficiente a consentire il passaggio del corpo di una persona, com'è successo, nonostante la presenza di un parapetto realizzato con tavole di legno, simile a quello presente sul tetto dell'edificio.
Per quanto concerne la dinamica dell'incidente, una chiave di lettura sembra fornirla proprio la balaustra di legno montata sul ponteggio attorno alla sporgenza tra i due balconi: una delle tavole di legno che costituiscono il parapetto è piegata, segno che uno dei punti di fissaggio ha ceduto. Probabilmente sotto il peso della vittima, che era poggiata e ha perso l'equilibrio, o peggio stava scavalcando per accedere a uno dei balconi.
Sono solo supposizioni queste per ora, ma in assenza di testimoni diretti della caduta, la ricostruzione non può che basarsi sullo stato dei luoghi, a partire dal fatto che il cadavere giaceva a terra a ridosso del palazzo, in corrispondenza dello spazio tra i balconi