A fugare ogni dubbio sulla natura dell'incendio di due notti fa, che ha distrutto il suv del marito della Consigliera comunale Maria Grazia Ciolfi, è il filmato registrato da una telecamera di video sorveglianza installato all'esterno della villetta bifamiliare di via Campigli, nella zona della lottizzazione Cucchiarelli. Il video conferma quanto ipotizzato sin da un primo momento e fornisce agli investigatori l'elemento di prova sul quale basare il proseguo dell'indagine: l'autore dell'attentato è stato ripreso in ogni suo movimento.
Quando registrato dall'occhio elettronico è molto chiaro, anche se, stando alle informazioni trapelate sinora, colui che ha appiccato l'incendio era travisato e difficilmente riconoscibile a una prima visione. Lo sconosciuto ovviamente ha dovuto scavalcare il cancello della proprietà privata, poi si è avvicinato alla parte anteriore del suv Opel Grandland X. A quanto pare l'attentatore aveva volto coperto e indossava un giacchetto sotto al quale stringeva il contenitore pieno di liquido infiammabile che ha versato sul veicolo prima di innescare la scintilla per provocare l'incendio.
Ovviamente l'autore del gesto intimidatorio sapeva bene come muoversi, conosceva l'obiettivo e ha agito con sicurezza. La testimonianza diretta del filmato sicuramente consente di sgomberare il campo dai dubbi sulla natura dell'incendio, ma per ora non aiuta all'individuazione dell'attentatore, se non attraverso un'analisi tecnica dei fermi immagine, come del resto non aiuta a stabilire il movente.
Resta infatti da chiarire chi fosse il destinatario del messaggio di fuoco ancora tutto da decifrare e perché. Il suv era in uso al marito della Consigliera comunale, un ragioniere commercialista, ma gli investigatori non possono dare per scontato che fosse rivolto a lui lo sgarro, dato che la moglie è una persona impegnata politicamente, esposta anche al rischio di attirarsi antipatie tra la gente comune.
A fornire un ulteriore indizio potrebbe essere un frammento di plastica raccolto a terra vicino al suv: è compatibile col manico di un recipiente, ma potrebbe anche trattarsi di un pezzo della vettura che si è staccato durante la combustione dell'avantreno. Sarà analizzato anche quello, per capire se può risultare utile alle indagini e magari fornire tracce organiche dell'attentatore.