Bimbi rimasti a casa perché mancava l'acqua a scuola a causa del fatto che nessuno l'aveva riavviata dal rubinetto sopra il contatore dell'impianto. Sembra una scena tratta dalle storie ironiche e rassegnate di «Io speriamo che me la cavo», il libro di Marcello D'Orta che negli anni Novanta mostrò uno spaccato realistico delle scuole meridionali. Invece accade qui da noi, nella seconda città del Lazio. Nella scuola materna di via Pasubio il disagio si era manifestato quasi al suono della campanella con l'impianto idrico che non dava segni di vita. Assente anche il personale Ata a creare ulteriori problemi nella mattinata del rientro: a quel punto i genitori hanno ripreso i figli e la mattinata si è conclusa. Ma l'assessore Ranieri aveva preannunciato controlli tempestivi della ditta e così è stato. Ieri i tecnici incaricati si sono recati a scuola e hanno però verificato che quello che sembrava un guasto era in realtà una distrazione (volendo essere buoni) da imputare all'incapacità di capire come funziona un elementare impianto idrico di quelli che si trovano anche nelle case. A quel punto però, il danno era fatto ancora una volta: i bambini non sono entrati anche ieri perdendo un altro giorno di asilo. «Ci sembra incredibile quello che è accaduto - spiega l'assessore Gianmarco Proietti - bastava azionare il rubinetto per avviare l'acqua. Più serio il problema nella scuola secondaria di via Po dove tutta la rete idrica va rifatta e dovremmo impegnare somme per 60mila euro per interventi da fare a tappe, ma che non incideranno sulle lezioni e gli orari». Sempre nella stessa scuola si è rotto l'ascensore e oggi sarà riparato mentre si cerca di accelerare anche sul fronte dei lavori alla scuola medie Manuzio per permettere ai ragazzi di tornare in sede e smettere di fare i turni pomeridiani alla Caetani.