Sistemi "sicuri" per non essere intercettati. Era questa una delle attività che molti indagati nell'inchiesta "Magma" della Direzione distrettuale antimafia e della Guardia di finanza di Reggio Calabria portavano avanti al fine di eludere i controlli delle forze dell'ordine.

Si va dai classici "pizzini" fino a dei sofisticati sistemi criptati di messaggistica possibili grazie all'utilizzo di cellulari BlackBerry o similari.

Metodi studiati nel dettaglio, dunque, come si evince anche dalle carte dell'inchiesta che ha portato a indagare 45 persone fra il Lazio e la Calabria, con 39 di loro che sono state arrestate nella mattinata di venerdì e che nelle prossime ore inizieranno a essere interrogate dai giudici di competenza.

«Caratteristica fin da subito emersa è la estrema cautela di tutti i soggetti coinvolti nelle comunicazioni - si legge nell'ordinanza del gip di Reggio Calabria -. Gli stessi dispongono sicuramente di mezzi di comunicazione per interagire che sfuggono alla...