I giudici della terza sezione della Corte d'Appello di Roma hanno ribaltato la sentenza di primo grado che aveva assolto un uomo di 47 anni di Latina, accusato di aver abusato sessualmente della figlia che ora ha 21 anni. Venerdì sera i magistrati romani hanno condannato l'imputato a 7 anni di reclusione, a fronte di una richiesta del procuratore generale di cinque anni. I giudici hanno condannato l'uomo ad una provvisionale di 50mila euro e hanno disposto l'interdizione dai pubblici uffici, da qualsiasi ufficio attinente la tutela, la curatela e l' amministrazione di sostegno e nel dispositivo hanno dichiarato la decadenza del diritto agli alimenti e del diritto alla successione della persona offesa. L'accusa contestata era molto pesante: violenza sessuale aggravata sulla figlia che all'epoca dei fatti era una minore. Una parte di alcuni reati si sono prescritti ma il cuore delle accuse ha retto e ha portato ad una condanna. E' questo l'ultimo atto di una vicenda tanto delicata quanto drammatica, avvenuta tra le mura domestiche e che ha portato sul banco degli imputati  un operaio residente nel capoluogo pontino. In primo grado, un anno e mezzo fa, nel luglio del 2018, il gup del Tribunale di Latina aveva assolto l'imputato. Una volta che erano state depositate le motivazioni dove il giudice aveva sottolineato la poca attendibilità della parte offesa, la sentenza era stata impugnata e nei giorni scorsi si è concluso il processo in Corte d'Appello.  I magistrati hanno ascoltato anche una telefonata che è finita agli atti ed è tra l'imputato e la figlia: è una conversazione che era stata registrata dove l'uomo durante la chiamata della durata di 20 minuti, quando parla di alcuni ricordi, chiede scusa e perdono alla figlia e la invoca di dimenticare il passato. La parola che usa più spesso è "scusa" e la ripete decine di volte. E' questo uno dei passaggi chiave del processo e che ha rappresentato uno degli elementi che hanno avuto un peso poi nella decisione dei magistrati.  Tra novanta giorni le motivazioni della sentenza.