La domenica è filata via liscia. Questo almeno sul fronte del numero dei contagiati dal Coronavirus. Dopo l'escalation dei giorni scorsi, con i casi che sono aumentati senza soluzione di continuità, ieri nella nostra provincia si è potuto tirare un sospiro di sollievo. Nel territorio romano va segnalato il primo caso di infezione a Nettuno e il primo decesso con Covid-19 ad Ardea. A Pomezia i casi confermati restano 14 ma ci sono 480 persone sotto sorveglianza domiciliare. Una 69enne di Lenola, dopo la conferma della positività, è stata trasportata dall'ospedale di Fondi al Santa Maria Goretti di Latina.

Ardea piange la donna morta con il virus
Dopo il decesso di una donna di 80 anni all'ospedale di Formia, anche sul litorale romano si sta facendo i conti con la prima morte di una persona con il Coronavirus. Si tratta della donna di 90 anni di Ardea, ricoverata qualche giorno fa in isolamento all'interno della clinica Sant'Anna di Pomezia poiché risultata positiva ai test relativi al Covid-19.A darne notizia, ieri mattina, è stato l'assessorato alla Salute della Regione Lazio attraverso i propri canali istituzionali: la donna, una volta constatato il decesso, è rimasta nella stanza dove era stata ricoverata e, una volta prese le decisioni a carattere medico-legale, si potrà provvedere alla sepoltura, verosimilmente senza funerale viste le nuove disposizioni governative recepite anche dalla Diocesi di Albano, di cui fanno parte i territori di Ardea e Pomezia.
Va sottolineato, in questa sede, che la donna non è morta "per" il Coronavirus, ma "con" il Coronavirus: infatti, non si può dimenticare che già al momento del ricovero al Pronto soccorso della clinica di via del Mare era stato specificato come l'anziana ardiese soffrisse di altre patologie curate da tempo. Il link epidemiologico del Covid-19, invece, dovrebbe essere sempre legato alla Lombardia.

A Pomezia quasi in 500 sotto sorveglianza speciale
Quasi 500 persone - 480 per la precisione - sono sotto sorveglianza domiciliare nel territorio di Pomezia e dintorni. È questa la notizia emersa nella giornata di ieri, quando la comunità ha dovuto anche apprendere del primo decesso di una donna anziana residente sul litorale romano - ad Ardea per la precisione - con il Covid-19. Nello specifico, dall'assessorato alla Salute della Regione Lazio hanno diramato una breve nota, proprio per dare contezza delle 480 persone finite in una sorta di "isolamento" propedeutico all'accertamento di un eventuale contagio. « La Asl Roma 6 ha informato che nel nostro territorio - hanno infatti spiegato dal Comune di Pomezia - ci sono 480 persone in sorveglianza domiciliare, sembra tutte legate ai casi positivi comunicati nei giorni scorsi».

Il decreto 
Le parole chiave del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri fanno breccia nell'immaginario collettivo e anche da sole possono bastare a raccontare in quale situazione sia finito il Paese Italia. «Si dispone», «si raccomanda», «si sospende», «si limita», «è fatto divieto»: è a tutti gli effetti un vademecum di sopravvivenza da osservare rigorosamente, perché stavolta il nemico non ha le stesse fattezze di una popolazione sotto attacco, non è prevedibile, non si fa vedere e può prenderci in qualsiasi momento, bastano una disattenzione, una svista, un peccato di superficialità. Quello che dobbiamo combattere è un virus, subdolo e aggressivo, che anche senza uccidere può fiaccare la nostra resistenza, e soprattutto, come già sta facendo, piegare la nostra economia fino a metterla in ginocchio. Non importa che siano arrivate tardi, non importa che siano arrivate tutte insieme e non scaglionate seguendo il decorso dell'emergenza, recriminare serve a poco in questo momento, le misure imposte dal Governo sembrano essere le uniche adeguate per fronteggiare l'avanzata del Coronavirus. E adesso anche le Regioni cercano di fare la loro parte. È di ieri l'ordinanza del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che recepisce il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e dispone ulteriori «misure di prevenzione» in materia di igiene e sanità pubblica. Alcune sono rivolte alle persone provenienti dalla nuova «zona arancione», e dirette in ingresso verso la regione Lazio. Sì, perché i treni presi d'assalto sabato sera, all'uscita della bozza di decreto del governo, hanno allarmato tutti. Un flusso «migratorio» che deve essere monitorato perché «comporta il rischio di un ingresso incontrollato di potenziali soggetti positivi al virus, con conseguente grave aumento del rischio di contagio e un pericolo di diffusione dello stesso». Ecco perché, da ieri tutte le persone che nei quattordici giorni antecedenti l'emanazione del decreto «hanno fatto ingresso, stanno facendo o faranno ingresso» nel Lazio e provengono dalla Regione Lombardia e dalle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell'Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia, hanno l'obbligo di comunicarlo al numero verde 800 118 800. E dovranno osservare una «permanenza domiciliare» con divieto di spostamenti e restare raggiungibili. Nel caso della comparsa di sintomi, è obbligatorio seguire la procedura: avvertire immediatamente il medico di medicina generale e l'operatore di sanità pubblica che attiva la procedura di esecuzione del test. E ancora, indossare la mascherina chirurgica, allontanarsi dagli altri conviventi e restare a porte chiuse in stanza. Si tratta di accortezze fondamentali. Quanto ai concessionari di servizi di trasporto, dovranno mettere a disposizione dell'Unità di crisi regionale e delle forze dell'ordine, dei Comuni e delle Asl, i nominativi dei viaggiatori relativamente alle tratte a rischio. La Regione ha anche disposto la chiusura di palestre, piscine e centri benessere.