Il possibile contagio da Coronavirus e le recenti misure adottate dal Governo stanno portando a grandi cambiamenti nella vita delle persone. E oltre alle limitazioni sugli spostamenti e alla sospensione delle Messe, c'è anche la chiusura imposta a tante attività. E tra queste rientrano bar, ristoranti e pizzerie.

Una chiusura che la gran parte dei ristoratori di Anzio e Nettuno aveva già deciso di stabilire, a tutela della salute pubblica, già prima del decreto Conte dell'11 marzo scorso: circa 300 attività che, quasi tutte in modo concorde, avevano deciso di abbassare le serrande.

«In una riunione effettuata all'aperto e con i dovuti accorgimenti - ha spiegato il presidente dell'associazione "Commercianti e Artigiani" di Anzio, Walter Regolanti, che tra l'altro è il titolare del ristorante anziate "Da Romolo al Porto" -, tutti i ristoranti di Anzio e Nettuno, tranne pochissimi, avevano deciso e attuato di comune accordo la chiusura temporanea dell'attività fino a data da destinarsi».

Una cosa mai accaduta prima, che ha preceduto la scelta poi adottata a livello italiano. «Il Governo nazionale - ha spiegato Regolanti, raggiunto telefonicamente - deve legiferare su questa materia, soprattutto in merito al futuro dei nostri dipendenti. Le persone hanno paura per il futuro: servono soluzioni, sgravi o comunque qualche provvedimento che tuteli il comparto in questo momento drammatico».

Numeri alla mano, circa tremila persone stanno vedendo "congelato" il proprio posto di lavoro e moltissimi, al termine di questa emergenza, rischiano di non averlo più. «Chiediamo con forza risposte concrete al ministro del Lavoro. Uso una frase che mio padre ripeteva sempre: ‘Se una barca ha cento padroni, finisce in faccia agli scogli'. Ecco, noi riteniamo che l'Italia abbia bisogno di una guida seria che prenda le giuste decisioni, perché molte attività di piccola imprenditoria rischiano di non riaprire i battenti».

Ciò che preoccupa maggiormente è comunque il futuro dei dipendenti: «Noi imprenditori continueremo fin quando sarà possibile a tutelarli: per noi i dipendenti sono una squadra e guai a chi ce li tocca. Ma quanto durerà questa emergenza? Per due settimane possiamo farcela, ma se poi lo stato delle cose resterà lo stesso per due mesi? Dobbiamo capire cosa fare e se lo Stato ci potrà aiutare».

Il futuro, secondo i ristoratori, è davvero nebuloso: «Sicuramente usciremo con le ossa rotte: il quadro economico generale era già debole e adesso si rischia la catastrofe. Per evitare questo serve anche uno sguardo al futuro, come quello che facciamo noi imprenditori al momento di realizzare un business plan: soltanto così avremo la forza e la possibilità di ripartire».

Insomma, il quadro al momento è desolante: la speranza è che, in qualche modo, vengano studiate misure che possano sostenere un comparto che è in difficoltà.

Un comparto che, ad Anzio e Nettuno, rappresenta un traino per l'economia locale, soprattutto in virtù della vocazione turistica di queste zone, che generalmente nel fine settimana richiamano migliaia di persone. Ma nel prossimo weekend, ovviamente, non sarà così.