Adesso è coprifuoco. Il provvedimento regionale che impone a tutti gli esercizi commerciali di chiudere alle 19, con la sola eccezione delle farmacie, ha inferto l'ultimo colpo alla fisionomia già profondamente modificata delle città.
Ieri sera, oscurate anche le ultime vetrine superstiti, quelle dei supermercati, la notte è scesa con largo anticipo sui centri abitati. Insieme alle limitazioni alla libera circolazione, la chiusura anticipata dei grandi punti vendita ha tolto di mezzo anche gli sprazzi di vita residui rimasti in queste serate surreali.
«E' una cosa rara, anche un po' assurda, e che inspiegabilmente riguarda soltanto la nostra regione, il Lazio - commenta Gianni Cassandra, imprenditore della grande distribuzione - Ci costringono a chiudere per timore di uno sciopero minacciato dai sindacati, ma mi domando se qualcuno si sia confrontato con i lavoratori che si intende tutelare. Per affrontare questa emergenza nel rispetto delle limitazioni imposte dai decreti governativi, noi come gli altri marchi della grande distribuzione abbiamo dovuto rinforzare gli organici per accorciare le turnazioni e organizzare anche i servizi a domicilio: adesso che gli orari sono stati ridotti, cosa dovrò dire a buona parte dei 70 dipendenti in servizio? Se questa ordinanza, come sembra, dovrà produrre effetti fino a fine aprile, dovrò licenziare dei lavoratori, e mi dispiace perché questi ragazzi, di cui si parla troppo poco, sono stati esemplari. Come mai in Lombardia e in Veneto, dove la situazione è molto più critica che qui da noi, questa misura non è stata adottata?»